"Dalla mia più tenera età, una freccia di dolore s'è piantata nel mio cuore.Finchè vi rimane, sono ironico. Se la si strappa, muoio" - Soren Kierkegaard
tra pubblico e privato
Pubblico privato. Privato dal pubblico e, pubblicato tutto il privato. Sarà forse una questione pubblica, quella questione privata? O una mera questione privata ingigantita dal pubblico dei media? Un privato reso pubblico, ecco l'appeal. Una volta si andava dall'avvocato, a firmare tra le scartoffie. Ora , penna, calamaio in mano e cellulare alla mano, si scrive all'Ansa. Mi voglio separare da mio marito.Embè? Apriti cielo. La notizia, rimbalsa, rotola tra le arterie palpitanti della politica nostrana per poi risalire al volgo. E' la chiacchiera che è sulla bocca di tutti. Che riempie i salotti televisivi, i tavolini nei bar. Chiecchiera su chiacchiera. E loro che si fanno i dispetti. Crede a certa stampa licenziosa, tuona lui. Il Papi, va con le bimbe, risponde lei. E mica se le dicono a quattr'occhi. Se lei scrive e non si fa vedere, lui si raddrizza a tiro, cravatta Marinella al collo, e ronza da Vespa, in seconda serata. Raisponde a tono, senza neppure un minimo di sudore. Tra il privato ed il pubblico, riesce pure a parlar d'altro. Delle prime case da ridonare all'Abbruzzo distrutto. Della sua personale battaglia di uomo al fronte di una politica vittima del suo stesso teatrino. Attori e comprimari, tutti al suo seguito. Ed il privato, è solo un'estensione del pubblico.E allora giù le chiacchiere. Un grande fratello, un rifugium peccatorium tutto il vociare del volgo. E schizzano le agende setting, tutto va in prima serata. In pasto al politichese nell'eterna discussione della lotta tra l'etica politica e la morale individuale.Fuffa e ciarpame mediatico. Tutti ad predicare il loro verbo.Poi, uno spegne il pc. Stacca l'interuttore della tv. Non va in edicola a comprare il solito quotidiano e,da una sbirciata al caledario. Ah, manca meno di un mese alle prossime elezioni. Ecco il problema
ciarpami mediatici
Una volta, si chiamavano gli Avvocati. Oggi si prende carta e penna e si scrive ai giornali
Fatto del giorno