Non rimarranno che i loro occhiali.
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(e pure la voce)
Non rimarrano che i loro occhiali. Una voce se ne va. Una e centomila. Nel cinema - come nella vita - c'è un potere, da cui non si può prescindere. Ed è quello della voce. Un potere di attrazione, di fascinazione. Vabbè, ci saranno pure i pensieri, ovvio. Ma senza voce, come si fa ad esprimerli, a renderli pubblici o privati che siano? E' come avere la macchina ma, stare a secco con la benzina. Ci sarà pure la scrittura,si obietterà. Vero. Ma senza la voce, senza quel suono tanto particolare e diverso per ognuno, il teorema della comunicazione cade. E poi. Cosa c'è di più emozionante di un'intonazione, di una pausa o dell'incespicarsi delle parole? Nulla. Di più, c'è solo la voce. Basta chiudere gli occhi, per un attimo. Pensare - che sò? - Woody Allen. E così ti capita di risentire Oreste che mastica vocali come in un flusso di coscienza inarrestabile. Geniali gli schrezi del cinema. E rimandendo nel campo, riuscireste a pensare Stalio, senza quella voce baritonale di Sordi alle prime armi? O Dustin Hoffman senza quella voce vellutata di Ferruccio Amendola? Così come Allen senza Oreste. E poi, si riaprono gli occhi. E per fortuna che, nell'epoca della riproducibilità tecnica - come sosteneva qualcuno - qualcosa rimane. Un dvd, una videocassetta impolverata, un file mp3 o una bobina da riascoltare.E così, i ricordi e la voce. Rimangono, nonostante il corpo che se ne và. Rimangono i souni, i silenzi.Rimane la voce. E pure i loro occhiali.
