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venerdì, novembre 28
pirandellismi
La radio ne parla. I giornali pure. C'è una città, nella città. Un sobborgo che si espande al di sotto della metropoli. Una metropolitana di persone che si incontrano mentre sopra, la vita scorre indisturbata. Fenomeno, tendenza, non so. Se ne leggono tante di cose su Facebook. E la gente ne parla ancora di più. E' ormai sulla bocca di tutti. E se lì non ci sei, caro mio, sei uno fottuto. Tagliato fuori. E buonanotte alla privacy. Sarà che, le poste erano troppo strette. Come poi furono le mail. E poi i blog e poi. Le chat. E poi c'era pure da inventar qualcosa. Il mondo è talmente piccolo che lo puoi racchiudere in un palmo di mano. Come quando, con lo stesso palmo della mano, riesci a pilotare un mouse. E tutto che, catodicamente, passa attraverso schermi rettangolari. Che, volgarmente, De Kechove, chiamava, "brainframes". Ricordate? Lo schermo di un pc, il display di un cellulare, il vetro della macchina quando uno guida. Al limite, anche la forma rettangolare dei miei occhiali. Epperò se si va ad applicare la stessa regola a quel mondo infinito che è il digitale, mutatis mutandis, si va dritti a parare in uno sdoppiamento dell'identità. Nella schizofrenia e, nella lotta tra l'Io fisico e, quello digitale. Tra la carne e l'avatar, insomma. Nulla da contestare, ovvio. Ma molto da riflettere. Chiamiamolo pure pirandellismo sociale. E cerchiamo pure di vederci tutte le sfaccettature. Che dietro ad un "uno", c'è sempre un "molti". Che in fondo ci siamo pure impigliati in una rete. Che c'è sempe una persona in più, tra due persone che si conoscono. Perchè ci sarà pure facebook che ci si è messo di mezzo. Ma ciò che più affascina, è sempre il fatto, di essrsi impigliati in un grumo di relazioni. O, al limite, il fatto d'averne preso coscienza. Impigliati. Come si impigliano un paio di orecchini in un maglione, si. Non ci avevo mai pensato.
sabato, novembre 22
walzer degli addi
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Questa non è retorica.Come questa non è una pipa. Eppure con Sandro Curzi, scompare uno degli intellettuali più lucidi che l'italia ha mai potuto vantare. La sua lotta, le sue idee, la sua passione politica. Ma soprattutto, la sua onestà intellettuale. Ricordo quando lo vidi a Venezia durante la Mostra del Cinema. M'aveva colpito l'odore del tabacco che si trascinava addosso. Ricodo qualche editoriale non proprio allineato nel giornale che, qualche anno fa, dirigeva. Ricordo le interviste che aveva rilasciato e quella rai 3 che aveva, a sua immagine, modellato. Comunista, si. Eppure un uomo intellettualmente libero, affascinante e coraggioso.
Fatto del giono
martedì, novembre 11
underground milano, degregoriamente concitata
 
La strada, i drinks, i volti sulla metro.I navigli ed il sudore sulla pelle. Click.
mercoledì, novembre 05
Dalla pelle al cuore: l'america meticciata

Coraggio, diamogliela vinta
(Ma perchè poi buttarla solo sul caffèlatte? Avrà pure un programma costui...)
Fatto del giorno
domenica, novembre 02
lettere al direttore
e ai cani di Pavlov
Caro Direttore,
leggendo l'ultima inchiesta fatta sulle tipologie di intellettuali del territorio, sono rimasto molto meravigliato dello spazio dedicato all'opinione di Angelo Ferracuti. Non v'è dubbio che l'intellettuale del territorio sia una persona spesso scomoda e controcorrente. Chi ha la capacità e la dote per affilare i pensieri, è spesso esposto alla critica. Ma sarebbe un vero peccato considerare questo territorio - come è stato scritto - "spento da chi preferisce consumare, anzichè pensare". Sarebbe un vero peccato continuare a leggere le solite filastrocche sull'inutilità dell'intellettuale davanti ad una società ormai piegata alle logiche dello spettacolo e del consumo. Basta aprire per un attimo gli occhi e pensare alle molte associazioni culturali, alle diverse personalità che vivacizzano (e hanno vivacizzato) il nostro territorio. Senza rabbia e senza resistenza e, senza neppure quel lume dell'ottimismo gramsciano al fianco. Basta aprire per un attimo gli occhi per vedere come esse hanno operato. Stuzzicando, sfruttando al massimo le curiosità e le diverse potenzialità del teritorio. Senza poi cadere nelle logiche politiche che fanno, dell'intellettuale, un servo del pensiero. Stuzzicare al di fuori, coinvolgere senza legare.Come nel caso del progetto (ormai chiuso) di "Europe", caldeggiato dal comune di Sant'Elipidio a Mare e, poi diffuso in molti altri comuni del fermano. O come tutta l'attività di incontri organizzata e promossa dalla Società Dante Alighieri di Fermo. Due soli esempi per ricordare che l'intellettuale - per esser tale - non deve per forza dare dell'incolto al Presidente del Consiglio. Il rischio è quello di cadere nel cattivo gusto. Dimenticando poi che la vera forza di chi lavora di pensiero, è quella di cavalcare il proprio tempo, sfruttando ogni strategia e mezzo di comunicazione. Col risultato positivo di aver lanciato spunti interpretativi ed occasioni di dialogo. Sentire ancora sparlare di veline e di un liguaggio televisivo ormai devoto al luccichio dello spettacolo e del denaro, è un noioso esercizio intellettuale. Soprattutto se a dare voce a questo pensiero, è un giornale come il Suo che, si dovrebbe sempre contraddistinguere per equidistanza, pacatezza e onestà di informazione.
cordiali saluti /maredinverno
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