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giovedì, ottobre 30
talking about a revolution
 
(dalla riesumazione del 68, accadde un 2008)
ovvero: quando ad incazzarsi non sono solo i gelminizzati del pubblico impiego. Ma tutti coloro che hanno un nemico comune, spesso sbeffeggiato in piazza. Come a dire che, con davanti la luna, lo stolto, guarda (e se la prende) col dito. E con tutte le MarieStelle del cielo.
La Proposta Gelmini
Fatto del giorno
mercoledì, ottobre 22
radice di 2
Inconcepibile scandalo/nell'ordine del mondo/esisti e non esisti/diagonale del quadrato/ma impossibile rapporto/per un due di troppo/nel prodotto dei fattori/Non ti esprime frazione/regolarità del numero/dentro le cose/radice di 2/adice: ciò che affonda/della vita nella terra/legame stretto col mondo/irrazionale sostegno/dell'universo senza misura
thomas santarelli
(a volte, ce ne andiamo troppo in fretta Thomas. Quasi a non aver il tempo, la strada sotto i piedi. In politica, ricordo, l'abbiamo sempre pensata all'opposto, io e te. Mi ti ricordo alle feste dell'Unità quando eri al banchetto dei libri da vendere. Ricordo soprattutto i tuoi silenzi rispettosi ed il tuo garbo nel rispondere, quando ti facevi trascinare dai discorsi. L'impegno cittadino, la politica, la musica e la scrittura. Cercavi sempre un punto di confronto, l'apertura ad una possibile via, ad un dialogo serrato. In cui si cresce solo con gli scambi di idee. E con te, ricordo, era veramente un gusto, parlare. Te ne sei andato troppo in fretta Thomas. Proprio ora che avrei mille cose da dirti e che non riesco a staccare la mente da quella immagine che ho. Che ancora ti vede lì, seduto tra le poltrone del teatro, in attesa di quel concerto coi Solisti della Scala. Lì, tra l'arco di un violino ed un contraccolpo di un contrabbasso)
mercoledì, ottobre 15
ma il cielo è sempre più blu
 
Chi ha copiato chi? A destra, Oporto, Portogallo, West Europe. A sinistra, l'ultima imponente opera pubblica inaugurata a Montegranaro, Marche, Italia. Pofili, sempre profili. Archiettura urbana stavolta e, somiglianze. Varie e derivate. Arrivato il tempo dei nastri, all'innaugurazione della torre ascensore ho visto il sindaco - fobici in mano - piangere. Ho visto architetti dissertare, passanti comuni motivare o, gli occhi sbracare. Ho visto, all'inaugurazione volantini in giro sui costi dell'opera. Due virgolacinque milioni di euro, cinque miliardi del vecchio conio diceva Bonolis. Ho visto gli amministratori sorridere, ho visto persone incazzate perchè le loro firme per lo stop dei lavori, sono valse quanto un due di picche. Ho visto gente. E anche se la Torre, è una torre Zed, che riecheggia la cultura egizia (e con questa, anche quella di mondi possibili al di fuori da questo), non ho ancora visto alieni volare. Non ho neppure visto Nina volare. E allora, mastico e sputo. Salto sulla passerella pe vedere se resite all'urto. Mi metto in fila per il primo giro, col sindaco pacioccone e televisioni a seguito che filmeranno l'evento.La porta dell'ascensore si chiude. Ho visto pezzi di Montegranaro scendere ai parcheggi. Ho visto il mare.E con esso, l'orizzonte -spesso discutibile tra l'architettura e l'arte
mercoledì, ottobre 01
profili
 
Separati alla nascita. A destra Silvano, a sinistra Roberto. Niente male come caratterini. Me ne sono accorto conoscendoli pian piano. Spiandoli dalla mia scrivania scarfoffiata zeppa di fatture da registrare. Li ho spiati, è vero.Nel loro modo di parlare, di realzionarsi con gli altri colleghi. Quando prendono il caffè e quando stanno al telefono, quando. Quando sono lì e talvolta mi rompono o mi sbolognano commissioni, per loro, tecnologicamete troppo avanzate. Come la scansione di un documento, l'invio di una mail o, l'inserimento del pin nella scheda telefonica aziendale. Eppure non sono decrepiti anzianotti stile lettura del quotidiano in panchina sul parco. Eppure Silvano, si ricorda sempre di tutto ad eccezione del suo numero di cell, che ha gelosamente salvato nella memoria del suo telefonino. Roberto va in panne solo se il programma di contabilità fa i capricci. E sa solo delegare Roberto. E' la sua qualità più grossa. Basta un attimo che mi sento - da lui chiamare - "Monello..." che, subito devi essere presente lì davanti. Farti dare le istruzioni e, fare. Così con tutti che ha attorno. Cosicchè, sembrerebbe che, sbologna destra, sbologna a manca, lui rimanga appunto senza far nulla. Che poi, non è mica vero. Perchè poi, è solo così che riesce a chiedere un consiglio. Nulla fa senza la collaboazione altrui. E allora chiede, ritona sui discorsi, sulle procedure. Echiama. Anche quando, esausta, la persona a cui viene indiizzata la richiesta, risponde sfastidiata con la terza pesona: "non c'è". Separati alla nascita. Uno coi baffetti sessantottini che gli copre il labbro supeiore e gli occhiali Prada sempre in primo piano. L'altro con la barbetta incolta. Ma di quella barba pulita e cuarata che non da fastidio. Profili che, come in un gioco alle similitudini, somigliano uno a Saddam e, l'altrro a Mario Brega, una delle spalle fondamentali del cinema di Carlo Verdone.Rcordate quella frase storica davanti al sedere della Sora Lella? "Sta mano pò esse fero o pò esse piuma. Stavorta è stata piuma". Roberto e Silvano. Separati alla nascita, nati appena qualche anno prima degli anni cinquanta. Silvano sguardo lungo sui movimenti della borsa che crolla o avanza. Roberto che, invece, arrotonda per difetto togliendo, persino alle fatture, pure i centesimi. Perchè in fondo - dice Roberto - per far girare l'economia - "ce vò li sordi". Profili diversi. Uno con le scarpe di suola, l'altro eternamente con quelle col fonodo in gomma. Separati. Eppure qualcosa che li accomuna c'è. Uno dei tanti piccoli insegnamenti. Quello di prendere la vita pe le corna, di sentirsi indispensabili, di correre ogni giorno, mangiando situazioni, persone e minuti. Da gazzella o da leone, fa nulla. L'importante è correre, stare accorti con lo sguardo. Correre e giocare, di assist, di scatti lungo la fascia. Stare sulla difensiva, come nel pallone.Capire il proprio ruolo e quello altrui, per poi attaccare di conseguenza. Pensando che ogni mattina, dopo la brioches calda ed un caffè fugace, c'è sempre una guerra che ci attende fuori l'uscio. Una guerra il cui protagonista sei solamente tu. Senza maschere o controfigure di sorta. Solo te.Ed il tuo profilo che ti porti sempre addosso
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