due o tre cose (dopo il ritorno)
A dieci giorni dal ritorno ho ancora l'allucione a mollo nell'acqua e sale, che male. Però quanta strada tra Lisbona, la costa e Porto. A Coimbra, per esempio, sembrava che il tempo si fosse fermato per sempre davanti una platea attenta ad ascoltar il Fado ballato e suonato. Fermi, immobili davanti al palco disadorno nell'attesa del gruppo folkloristico. Solo una bandiera rosso-verde che sventola. Attesa con un caffe da 50 cent, la banda arriva con le canestre in testa e, gli abiti della festa. In Portogallo basta poco per essere felici. La musica di Amalia Rodriguez nel quartire dell'Alfama a Lisbona, vedere le lavandare che insaponano il bucato nelle pubblici lavatoi. O forse, vedere anche a Porto, il vecchio commesso che mi vende una bottiglia di vino locale dal nome che fa il verso alla città, che mi fa lo scontrinno con un vecchio registratore di cassa a manovella. E poi le strade, che scendono a pettine verso l'oceano, le campagne immense attorno Fatima, arrivati in treno quasi come un'apparizione poi, scomparsi per la strada. Quanta strada per la strada. Arrivati in Avenida Almirante Reis, mi viene pure di alzare il braccio al cielo.E poi.Quanta gente, quanti luoghi, quanti scatti la mia digitalina. E quanti volti, tanti. Come quelli delle olandesi volanti conosciute in discoteca. Le francesi abbordate in riva al fiume a Porto.Anche la trevigiana col moroso francese e l'amica mezza giapponese che rideva sempre.Quella di Ontario, Canada. Che spettacolo però, quella sera a scambiarsi i bigliettini da visita come col gioco delle tre carte. E tutto il locale era quasi rapito da come Riccardo potesse tener su tutto il locale. Ma quante birre ti sei fatto? Gli chiesero?Nemmeno una, disse risoluto. Ho solo sfondato il cesso del bar - si diceva tra sè- col risolino che spesso gli esce dagli occhialini creativi. Dove sfondava lui, era tutto uno sfondare di situazioni nuove, di gente da conoscere. Era come sbloccare una situazione e tutto diventava più nostro. In discoteca, in Piazza Ribeira o in un bar di Porto prima di trovare alloggio e, persino all'aereoporto di Madrid.Nel frangente in cui un'aereo ci aveva sbarcati ed un altro ci doveva imbarcare.Madrid-Barajas, il giorno dopo la tragedia, con la strizza nel culo. All'aereoporto spagnolo che, in quanto a pulizia di vespasiani, non lo batte neppure il cesso di casa mia. Ma quando si è in giro non si guarda in faccia a nessuno. Dritti per le nostre strade. A itmi impietosi. sei kilometri a piedi in media al giorno e, seratine di notte. Si dormiva per il riposino cinque sei ore e, appena si arrivava a prenotare la residenza. Mai pagata più di 25 euro a a notte. Poi, doccetta, e uscita. Una lagrima di ginja per il cicchetto e, cena nel soliti posti luridi. Dove non si trovava mjai un turista a pagarlo oro. Riso, patatine fritte insalata e bistecca di Porco per dieci brevissimi quanto intensi giorni. E cantare. Cantare, in piazza e, a squarcia gola "Con te partirò" con un portoghese conosciuto appena da cinque minuti.Questa sì, che è vita.