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venerdì, marzo 28
morsicando parole, macinando memoria
Sipario. Cento150, la gallina canta, ricordava Achille Campanile. Sopra la panca, la capra campa, sotto la panca, la capra crepa. Sciogliamola questa lingua. Un bicchiere d'acqua e l'adrenalina sale, un'occhiata allo specchio del camerino. Oddio, come si fa ad espandere il rossetto per le labbra? Certo che, se non era per la magia del teatro, chi l'avrebbe mai messo il rossetto? Eppure, ciò di cui, più mi affascina di questo mondo è che, il teatro è il regno del possibile. Un non luogo in cui, basta una voce, un'espressione del viso, un abito che per l'occasione diventa da scena, per vivere ciò che altro non è che altro. Altro, al di fuori della realta. Non quanto qualcosa di diverso da essa ma, in quanto, concomitante ad essa. Perchè coccolati da quelle tre pareti che ti delineano lo spazio e te lo dividono dalla quarta - quella che ti permette di vedere e sentire il pubblico sospirare con te - è quasi come rivivere refusi di emozioni. Gioire e piangere allo stesso tempo. Essere qualcuno, impersonarlo. Empatizzarlo, mettendosi nei panni dì o, facendo cose che non si sarebbero mai fatte e dette, in quella vita che è altro rispetto al teatro. E poi. Sarà pure Stanislavskij, il suo metodo o, Grotowski o qualche altra filosofia teatrale si voglia ma, non toglietemi il fascino tutto wharoliano dell'essere famoso per quindici minuti. In teatro mi bastano solo una manciata di secondi per sentire l'ebrezza. Anche se, ieri sera, nel giorno in cui si celebrava a livello nazionale il teatro come massima forma artistica, vedere recitare quattrodici compagnie della mia zona alternarsi insieme alla mia - l'una dopo l'altra - in un unico teatro che era quello dell'Aquila. Sentirle queste compagnie, attraverso quella maratona di cinque ore di teatro di fila, ebbene, avevo il cuore in gola. Che mi perdevo tra i ritmi cadenzati dei ragazzi che ballavano sul palco lu sartarellu marchigianu, o quelli che impovvisavano attaccandosi agli specchi del teatro. O quelli deliziosi caratteristi in venacolo stretto e non. O quell'andirivieni dolcemente nevrotico in cui ero impegnato tra il camerino ed il di dietro del palco. Ripassando per l'ultima volta la parte prima del debutto. Morsicando parole, macinando memoria. Quella a cui, quando sei lì davanti, devi solo ubbidire. O dosare a tuo piacimento in base alla creatività che ci metti. E' solo un sipario, cosa vuoi che sia?Un Sipario.
Fatto del giorno
sabato, marzo 22
venerdì, marzo 21
e poi, ieri
Okkei, okkei. Sarà stata pure l'aria frizzante della Pasqua. O forse il bicchiere di troppo che non guasta mai. Però, ieri sera, rincontrarli tutti insieme, è stato come sentirsi addosso che il tempo, se pure scorre, certe cose te le fa sempre rimanere tali. E quali. Tali e quali sin dal giorno in cui, qualcuno ha detto: "bene, da domani il giornale chiude. Trovatevi un lavoro". Apprendisti, giornalisti e collaboratori, sciolti i legacci, ognuno è andato in cerca di fortuna. Per la sua strada. Ma il guaio più grosso è stato quello del perdersi di vista. Del fatto di non avere più scadenze, di non sentisi più al telefono per un'inchiesta da fare, o in intevista da sbobinare. Del fatto che, bene o male, s'era creato un gruppo di lavoro dinamico. Ma soprattutto del fatto che, il settimanale era cresciuto e maturato. Qualcosa scritto con l'anima dellla passione di chi cerca di dare un 'informazione corretta. Di fare le pulci al territorio. Di battere a destra e, pure a manca. Con l'accortezza che, per raccontare i fatti, l'ironia, indipendenza e la giusta distanza, è il sale migliore per condire l'informazione. Perchè, forse, si era pure coscienti che si stava facendo qualcosa fuori dal coro rispetto alle tante markette che si leggono nelle pagine locali. E però, ieri sera, sono bastate un paio d'ore, uno sguardo col mio Direttore ed un'altro con la vice, per capire che, anche se l'esperienza del gionale è terminata, nulla è cambiato tra di noi. E parlando di come si fa informazione, delle magagne di chi verga articoli, viene anche da pensare che, in fondo, potrebbe pure bastare poco per ricominciare. Mai pedersi di vista. E soprattutto, tenere i contatti e stare con gli occhi aperti. Perchè come qualcuno, sardonico, ricordava: sempre meglio scrivere, che lavorare
domenica, marzo 16
qualcuno volò (per le antiche scale)
Volentieri. Ma come? Ho pensato alla tomba, ad una tomba ben costruita, solida e, in quel giardino lì davanti. Niente esiste ed ora vuole una tomba; riconosce inoltre la realtà di quel giardino. Si, lo ammetto. E' un rimedio, un debole rimedio, ma è un tentativo che va fatto.Per poter andare avanti degli altri anni. Mi farebbe piacere se si spiegasse meglio. Questo ospedale, dico, in veità, non esiste. Ma stranamente, sono costretto a vederlo, a toccarlo. Gli infemieri mi entrano nella stanza, si muovono, spariscono, ritornano. Questa assurdità durerà un secolo. O fose due. Ma dovrà pur finire. E poi? Io dove andrò? Un luogo per assistere a tutto questo nulla mi ci vuole. Ed ho pensato ad una tomba in quel giardino. Che fose, rimarrà strano anch'esso come me, condannato come me. E' un tentativo, un debole tentativo. Ma si può provare, costruirmi una tomba. Come nella via Appia.
Mario Tobino
giovedì, marzo 13
scarpe stivali e scartoffie
(come godere del buio con un pallottoliere ed un pc davanti agli occhi)
Non lo diceva pure Eduardo, a teatro? Che gli esami, non finiscono mai? E poi. A 'da passà à nuttata. Nel senso che poi, lì ci devi stare con la testa ed il culo stretto. Nel senso -sempre stretto - che ti devi dar da fare con la calcolatrice trasformata in pallottoliere, devi scattare, essere brillante davanti al pc ed apprendere. Di tutto un pò. Un pò alla volta sì, ma tutto. Ma poi, nel conto economico, i costi, dove vanno? In dare o avere?Il respiro si stoppa per un'attimo, come quando si sa che ci si sta giocando una cosa importante. Attimo di pausa, respiro, sguardo intenso e, a naso attappato dire: Dare,Dare. I costi nel conto, vanno in dare. Però, che ne so, questa razza di prova mi sta prendendo sul serio. Me lo sento per le ossa. Lo sento questo sentimento nuevo, tra le scarpe, gli stivali e le scartoffie accatastate sulla scrivania. Annaspando talvolta, tra le fatture da scorporare e le bolle da ricontrollare. Quanta carta diamine, sul tavolo. Più ordine e più disciplina: ci vorrebbe solo il rigore del contabile modello. Ma poi penso a me, alle mie passioni per le lettere e la scrittura nonchè, al mio conseguente dilettantismo in campo contabile. Praticamente come se, ad una certa età, ci si possa ancora svegliare da un "torpore" - per prendere a prestito le parole di McLuhan - ragionieristico che s'era sopito in me da tanti anni a questa parte.Sin da quando mi diplomai all'istituto tecnico. E ora, ci si prova almeno. Anche se, pensando alla quadratura dei conti, non riuscirà ancora mai nessuno a persuadermi del fatto che, due più due - in qualsiasi momento e a qualsiasi situazione - fa sempre quattro. Anzi. La logica fine a sè stessa, non da mai frutto. Perchè, i bei frutti li vedi solo quando è attraverso la creatività che arrrivi ad una logica concreta. Quando cammini per sentieri non battuti, scoscesi perchè non conosciuti arrivando poi ad una stessa meta. Quando trovi dell'intrigante, in ciò che sai che ti è lontano, eppur cammini e godi del buio attorno
venerdì, marzo 07
palindromi:
Nannarella (o Mamma Roma): di cinema, di memoria e, di altre storie
Fatto del giorno
lunedì, marzo 03
solito sesso: posso rivederti stasera?
(echiuderòlacurvadell’arcobalenoperimmaginarlocomelatuacorona, econlarigadellorizzonteincielocifaròunbraccialediregina)
Ciao, sono quello che hai incontrato alla festa, ti ho chiamata solo per sentirti e basta. Si, lo so, è passata appena un’ora, ma ascolta:c’è che la tua voce, chissà come, mi manca. Se in quello che hai detto ci credevi davvero, vorrei tanto che lo ripetessi di nuovo. Dicono che gli occhi fanno un uomo sincero, allora zitta, non parlarmi nemmeno. Posso rivederti già stasera? Ma tu non pensare male adesso: ancora il solito sesso! Perché, sai, non capita poi tanto spesso che il cuore mi rimbalzi così forte addosso, ed ho l’età che tutto sembra meno importante, ma tu mi piaci troppo e il resto conta niente. Dillo al tuo compagno che ci ha visti stanotte: se vuole può venire qui a riempirmi di botte! Però sono sicuro che saranno carezze, se per avere te vicino almeno servisse. Posso rivederti già stasera? Ma tu non pensare male adesso:ancora il solito sesso!Chiuderò la curva dell’arcobaleno per immaginarlo come la tua corona, e con la riga dell’orizzonte in cielo ci farò un bracciale di regina. Ma se solo potessi un giorno vendere il mondo intero in cambio del tuo amore vero! Sai, qualcosa tipo “cielo in una stanza” è quello che ho provato prima in tua presenza. Dicono che gli angeli amano in silenzio, ed io nel tuo mi sono disperatamente perso. Sento che respiri piano in questa cornetta, maledetta, mi separa dalla tua bocca! Posso rivederti già stasera? Ma tu non pensare male adesso: ancora il solito sesso! Correrò veloce contro le valanghe per poi regalarti la fiamma del vulcano, respirerò dove l’abisso discende e avrai tutte le piogge nella tua mano. Ma solo potessi un giorno vendere il mondo intero in cambio del tuo amore vero! Ma tu non pensare male adesso:ancora il solito sesso! Ora ti saluto, è tardi, vado a letto, quello che dovevo dirti, io te l’ho detto.
max.
Quando l'intervistai
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