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domenica, febbraio 24
si, viaggiare

Il trolly sopra di me. Libero ed il Foglio, spiegazzati davanti agli occhi, con quel libro, sopra, sulla sex revolution. In qualche modo - si sà- in treno, dovò pure ammazzare cinque ore del mio tempo. Quello che mi viaggia vicino, ritorna a Forlì, dopo essere stato in vacanza a San Diego - america - pe tre lunghi mesi. Da solo. Si parla del più, del meno. Di come è difficile ritonare a vita, quando, per tanto tempo, si è stati a spina staccata dalla quotidianità. I viaggi, certo che ti cambiano. Mi parla del guatemala. Gli dico che forse, sarebbe pure bello andare a Cuba, ora, prima che il vecchio vada in pensione. Perchè poi, con Raoul o senza, sarà tutta un'altra musica. Non che prima si stava da Dio - io regimi son regimi - però, trovo molto stimolante incontrare volti, camminare su strade sconosciute, visitare luoghi e fermarsi a parlare con qualcuno, per poi, non vederlo più per tutta la vita. Il viaggiatore vero infatti è questo essere qui che mi trovo di fianco. E ciò che più di da adrenalina, dei viaggi, è quello di poter essere consapevoli che, in fondo, il bello di un viaggio sta in quello che viene dopo. Nel momento in cui si ritorna - diceva Prust. Quando potrai poi rivedere lo stesso tuo mondo ma, con altri occhi. Dunque, Milan l'è sempre Milan. Movimentata sopra, sferragliante sotto, nell'underground della metro. Ma quando ritorno a Milano mi piace comunque ritornare negli stessi luoghi. Come in un gioco al massacro in cui, poter dire: quà è cambiato e, quà no. In corso buenos aires, il ristorantino gestito da un manipolo di cinesi è sempre quello. Come il vespasiano del locale. Una triste turca in cui fare centro. Ma questa volta, niente duomo, niente piazza loreto su cui rimembrare, nel tacchiuno del viaggio. Venerdì curricula, sabato fiera. Ritmo e passi svelti. Cazzo, quant'è lunga via Savona. Mica me la ricordavo così. Ahivoglia a camminare dopo essersi lasciati alle spalle via Tortona. A passi svelti, coi battiti del cuore che ti ticchettano alle tempie. Poi, le quattro chiacchiere famose. Chi sono io, cosa sto a fare a Milano, che cosa chiedo. E se poi, abbiam bisogno - precisano sempre - ti ricontatteremo. Deja vù. Sperem, come dicon a Milano. E sul declinare del giorno, arriva la fame sopita da una pizza egiziana. Milano è così. Si lavora, ci si integra per la pagnotta mensile. Siamo nel regno dela meritocrazia forse? Abbastanza, diciamo. Alla fiera poi questa giostra di colori è più billante chwe mai. Nello stand degli operatori esteri, capito nella zona d'oriente, tra i profumi d'incensi. In un mondo oramai glocalizzato, l'ombelico del mondo è tutto qui, in fiera. In mezzo agli stornellatori di pizzica pugliese. Chi ti da informazioni turistiche sul patrimonio delle Marche - unica regione al plurale - chi ti fa sentire l'inno delle marche made by Giovannino Allevi e profumatamente pagato dalla regione ma, perfettamente sconosciuto ai normali indigeni che, come me, crede di essere abbastanza a conoscenza della propria regione. E poi, stangone, gnocche -come quelle allo stand di Piazza Armerina - e hostess varie col volantino in mano pronte a darti quel depliant turistico o, l'altro. Insomma, tanta, tanta carta dentro allo shopper che, appeso, mi stava segando una spalla. Ma nel frattempo, nessun messaggio al cellulare, nessuna chiamata di lei. Poi, allo stand della Sicilia ho l'intuizione leggendo la frase di Sciacia. "Noi siciliani, siamo antipatici". Ed in parte, è vero. Pace all'anima. Morto un Re, se ne fa tre. Quanta gente però al Bit. Che ti senti uno e centomila, figlio del mondo tra gli stand degli opeatori turistici. Piccolo eppure desideroso di conoscere altre terre, altre storie. Di incontrare, di parlare. Pensando ad una valigia da preparare, ad un volo da prenotare. Con l'animo sempre spezzato. Con un occhio qui e, l'altro altrove. Perchè un viaggio è sempre un viaggio.Uscire dai prori confini per poi ritornare, raccontare. Si, viaggiare. Ed il partire altro non è che non morire. Anzi.
Fatto del giorno: BIT
martedì, febbraio 19
buon sangue:
W. al giro d'Italia
Buon sangue non mente, l’organizzazione ce l’hanno nel sangue, il pullman di Veltroni farà quindi un tour perfetto, preciso, programmato nelle virgole. Tutto sarà curato. L’itinerario, le cene in ciascuna delle 110 provincie, discorsi, tivù, i luoghi simbolici ed evocativi dove sostare e incontrare, la giusta limatura delle liturgie, manifesti, gadget, insomma, nulla è stato lasciato al caso e nulla sfuggirà allo staff che sta curando lo spettacolare giro per la rimonta “impossibile”. Ogni tappa è stata studiata, preparata e costruita da Walter Verini, il campaign manager, da Roberto Cocco, che è l’assistente personale dell’ex sindaco ormai da dieci anni, e da Lino Paganelli, responsabile delle Feste dell’Unità, il quale precede il pullman provincia per provincia, esegue i sopralluoghi, controlla che ogni cosa venga affrontata a puntino. Regione per regione, città dopo città. Immaginate il puntiglio. Non appena il pullman entrerà in Campania, per esempio, Bassolino avrà il compito di portare immediatamente a bordo dieci scatoloni di Arbre Magique.
di Andrea Marcenaro
venerdì, febbraio 15
manicheismo liquido
Tema: La società liquida. Svolgimento: era una società liquida.Tutti erano liquidi, gli idraulici erano liquidi, erano liquidi i fabbri ferrai, e anche gli arcivescovi erano liquidi. Era liquido l'amore e liquido l'odio. Liquido il lunedì e liquido il venerdì, anche la domenica era liquida. I girasoli avevano un bel colore giallo liquido e le caramelle di menta, un colore ghiaccio liquido. Erano liquidi i binari del tram e liquide le contravvenzioni stradali. Era liquida la rete fognaria e la rete telematica. La politica era liquida, e liquida l'antipolitica. Non c'era niente che non fosse liquido, anche la geometria solida ed il gas di petrolio liquefatto, liquide le collane di coridone e liquidi gli obelischi del Foro. Era liquido il mare e liquidi i monti, le dichiaazioni d'amore liquide e liquide le dichiarazioni dei redditi, i liquidi sogni dei vecchi, ed i capricci dei fanciulli. I ricchi facevano una bella vita liquida, e i poveri una vita ardua, ma pur sempre liquida. Il pensiero debole era liquido, ed il pensiero forte era liquido. Le vacche erano tutte liquide, di notte e anche di giorno
adriano sofri su "Il Foglio"
martedì, febbraio 12
se così fosse, alle prossime Politiche

una speranza ci sarebbe.
Fatto del giorno
"Con lui, ho lavorato.Lo stimo come pochi.E' un'inventore di fiuto di formule trasversali e paradossi ermeneutici:nei media, nella politica,nella cultura. Con ironia e sarcasmo, talora. Con durezza provocatoria, talaltra. Con fermezza quasi ispirata, da qualche tempo a questa parte, dacchè ha imbracciato con determinazione pubblica la cultura della vita" (Oscar Giannino)
sabato, febbraio 09
(con quella scusa del cazzo che tu cammini ed io volo)
Dove vanno a finire i tuoi pensieri quando la mia mano lentamente inutilmente ti accarezza?
Dove vanno a finire i tuoi sorrisi, quelli di ieri,quando ti perdi in una incontentabile tristezza?
Io non capivo, non sentivo, non leggevo, non vedevo mai quello che avevi in cuore, quello che avevi in cuore, ma cosa avevi in cuore. E dove andavo a finire io cercandomi da solo un acchiappa farfalle nelle notti cattive con questa scusa del cazzo che tu cammini e io volo. E invece no! la vita non si canta ma si vive. Ci siamo dati appuntamento a un treno che aspettava noi e tu non c'eri più, e io non c'ero mai
non c'ero stato mai. Oh amore amore amore, quante bugie abbiamo all'amore, oh amore amore amore
quante volte abbiamo tradito l'amore, oh amore amore amore,come dev'essere offeso e triste l'amore
per come l'abbiamo trattato per quel che abbiamo fatto al nostro amore. Gli innamorati si nascondono tenendosi per mano e non calpestano nemmeno il segno delle loro ombre. Gli innamorati contano le stelle e sanno benissimo quante sono e conoscono per nome tutte le foglie gialle di novembre.
E tutto il resto non esiste non è stato non ci sarà mai, il resto è vivere, il resto è vivere, è vivere.
Oh amore amore amore, quante bugie abbiamo all'amore, oh amore amore amore, quante volte abbiamo tradito l'amore, oh amore amore amore, quante volte avrei voluto dirti amore, oh amore amore amore
potrà mai perdonarci l'amore? Oh amore amore amore, quante volte avrei voluto dirti amore, oh amore amore amore, potrà mai perdonarci l'amore?
roberto vecchioni
La mia vecchia intervista al Pofessore
mercoledì, febbraio 06
nuovi attori cercansi:

"Caos calmo"
(ovvero quando è Veltroni che balla da solo)
prossimamente, nei migliori cinema
e nelle migliori televisori di casa vostra
Fatto del giorno
sabato, febbraio 02
pianosolo

maschere nude.
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