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mercoledì, gennaio 30
ci salveranno i pannoloni (?)
Napolitano incarica Marini al governo. Finalmente - dopo anni - qualche giovane in politica, è sempe una buona notizia. Brrrh, ma che freddo fa. Saranno i giorni della merla, forse. E pare che questa repubblica scialancata, senza i pannoloni, non si tenga più in piedi. A tempo, di scopo o istituzionale. Solo fumo di pipa dalle narici di Franco. Ma poi, la domanda nasce spontanea: ci salveranno i pannoloni? Non so. Ma adesso, ho solo voglia di cantare: "Giovinezza, giovinezza!"
Fatto del giorno
martedì, gennaio 29
ritorni al futuro:
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(tra gli arrosticini di Cermignano, gli occhi di Maurizio Merli)
Bella è l'italia. Perchè la metropoli è un sogno lontano che appartiene solo alle grandi città. A quelle che si contano con le dita, sul palmo di una mano. Certo che, a Cermignano, cosa vuoi che ci sia? Le pecore - sbotta Simone alla guida mentre stagliuzza la stradina di montagna pima di arrivare al ristorante. Ci sono dei posti in cui ti perdi. Non nel senso geografico ma, in quello dei ricordi. Perchè, sembra chè lì, Cristo, quasi si fosse femato ad Eboli. Come quella giovinetta di ottanta e passa anni trovata dietro al banco del bar. Contro le regole del marketing che impongono belle ragazze negli esercizi pubblici. Un colpaccio sullo stomaco che che ti fa bene sentirlo, ogni tanto. Perchè è viaggiando per l'italia che si trovano ancora questi posti incontaminati dal puzzo dello scarico delle vetture. L'unico puzzo, era quello che proveniva del cesso, rigorosamente senza tavoletta e, col ragno annesso. Ma a Cermignane - come parlano là - se magne l'arrosticine. Carne di macello. Anzi no, de pecora. Insomma, si sta quasi spaccando il pelo in quattro. Quanti ne porto? - incalsa il figlio di Pierine, col blocchetto in mano-25? No, 50, 50. E via a sfilzare tra i denti la carne salzata di peperoncine. Dice Simone, che sia "afrosidiaca", la salsetta. E giù ancora di più, quasi a riempire il piatto di bastonicini. Potremmo pue giocare a shangai. Macchè. Parole su parole. Aggiornamenti sugli ultimi fatti di cronaca paesana. Politica, corne cittadine, l'intrecciato mondo della comunicazione locale e, le donne. Tanto gli argomenti sono quelli. Da lì, non si scappa. Parole su parole addolcite fino alla fine dalle tre grappette. Fino alla genziana che mette il tappo allo stomaco. Tavoli vuoti attorno, solo noi a parlare, seduti su quelle sedie di legno che fanno molto settanta, nel senso degli anni. Come settanta fa anche l'immagine che ho ancora della rossa cameiera che mette il gettone per telefonare dal telefono fisso del ristorante. Sai che me pare? - precisa scattando lungo la fascia Paolo. Sembra quasi una vecchia scena di un film di Stelvio Massi. Quello marchigiano, dei poliziotteschi all'italiana. Hai pesente? Ho quasi un'eiaculazione precoce. Come? Conosci il regista Stelvio Massi? Dopo i 7 arrosticini spennati ed il vino rosso in cicolo, sono quasi al settimo cielo. Si, dai quello che... come si chiama il suo attore peferito? Maurizio Merli. Ecco, quello. Quello che nei film, lo faceva sempre telefonare dai telefoni pubblici dei ristoranti. Però, che bello. Pensare di andare in un luogo per poi capire che il progresso qui, è una parola assente dal vocabolario. Per capire che qui, non ci sono cardiopalmi dei ritmi quotidiani. C'è solo la vita che si fa, la memoria ed il senso della storia. Della tradizione che non muore.Che, attraverso la nostalgia del cinema, si concretizza nell'hic et nunc.
sabato, gennaio 26
Perché la vita, senza passione, che vita è?
(ovvero, buon compleanno Nonna: storie di campagna e, d'amor)
Santa Caterina, un passu de caglina, Sant’Antò, un passu de vò. Ne fai ancora uno di passo, un giorno in più, ed il 19 gennaio, ti arriva, che nemmeno te lo senti. In casa Toresa, non è domenica, perché, sulla tavola oggi, mancano gli spingingrassi. Non è neanche venerdì quando il pesce scompare di fretta davanti alle nostre bocche affamate. O anche giovedì - che Dio lo benedica - per lu pulentò o li frascarelli de nonna. Senza più spianatora ma, sempre con la salciccia, da leccarsi i baffi, a pelo del piatto. I nipoti, per le nonne – si sa – sono pezzi di cuore. Come le madri per i figli. Ma per nonna, ancora di più. Al cuore non si comanda, verrebbe da dire. Basta vedere a Natale, Pasqua o le altre feste comandate. Trentatré, trentatré, trentatré, le parti sono uguali per tutti. Tre nipoti, nessun diverso trattamento. Chi più, chi meno, siamo tutti uguali, perlomeno. Soldi, ma non solo. A 82 anni, Vincenza ha ancora la giovinezza in corpo. E non solo perché, a piedi, la strada da casa al camposanto - da quando l’occhio saggio e pacato del nostro Granero, ci assiste da lassù – l’ha spianata alla grande. La giovinezza di Vincenza la si vede soprattutto nella curiosità del sapere. Tutto deve essere sempre sotto controllo. Un ‘ansa vivente, ben voluta e, parlante. Basta un piccolo rumore del vicinato per farla tendere dalla ringhiera del terrazzino. “Shh, fammi sentire chi sta confabulando”- precisa. Perché lei, nonna, è una attenta, che tende l’orecchio. Una spugna sempre pronta ad assorbire. “Allora, ancora lavori?” – ogni tanto punzecchia. E poi consiglia: una bottiglia di vino cotto, un salame. Un po’ di olio per la casa. Regala, ruffianate, stonga. Perché – è vero Nonna – chi non stonga, se stanca. Ahi voglia a cercare lavoro, il mondo va così. Una paroletta vona, un pensieru de raccommannaziò e, se camicia a fatigà. Racconta nonna, che la raccommanaziò ce l’ha avuta pure lei quando a conosciuto nonnu Raniero, là a lì vagli. All’ora, per l’incontro andato a buon fine, al ruffiano di turno, gli regalò anche una camicia bianca. Altri tempi, però. Però, l’esperienza, è l’esperienza. E va riconosciuta e rispettata. Quante cose ancora da sapere, con nonna. Credo che la sua salvezza sia la passione sanguigna che la contraddistingue. Crederci nelle cose, al costo della pignoleria momentanea. Quella che scompare alla mattina prima della messa delle 7. Che però ti aiuta a vivere e combattere ogni giorno.Anche se talvolta i contrasti migliori vanno combattuti senza maschera. Ma poco male. Ci sono cose peggiori al mondo.”Tanto” – precisa nei momenti migliori – “tutti mi vogliono bene”. Ed è vero. Anche quando, per la sua passione incontenibile, sfrittella su in soffita e prepara il fagotto col baccalà da portare in campagna. Che poi, la campagna sarebbe la sua tera, rigorosamente con una erre. Quella di fronte alla Solagna. Quella in cui, insieme a nonno, c’ha sistemato le sue due figlie. Passionaria e precisa, attaccata al filo del telefono che chiama. Prima Giovanna poi Pia e, viceversa. E via Cristia, autista verso il dentista. E via Samuele, che porta le legne ed il vino, dalla campagna alla città. E via Chiara che, altro non attende che di lisciare il pelo, quando lì sordi de nonna le riempie il borsellino griffato. Insomma il miele non manca mai quando si è con nonna. Ed il bello è che l’aria della città, non l’ha neppur cambiata. Perché, il meglio di sé lo da quando, col coltello in mano, la becchi a dividere le grespegne con le speragne. O quando, attaccata agli ulivi nella raccolta, ha sempre la battuta fugace e pronta su come va il mondo ed i giovani. Fino a quando toccandosi per caso nel taschino, scopre di non aver più le chiavi di casa. Ed allora, son dolori a crepacuore. Ma di quei dolori che solo i tipi di carattere - forzuto e fragile nel contempo - come lei, capiscono. E ti insegnano molte cose. Perché, la vita, senza passione, che vita è? Non è vero nonna?
giovedì, gennaio 24
(senza parole)
Traditore, cornuto, frocio. Cesso e, pure troia, tiè. Marini che suona la campanella dallo scranno: siamo mica all'osteria? O all'Accademia della Crusca. Qua si è in parlamento, Silenzio, qualcuno sviene. Mastella che legge Neruda. Cusmano che vota "sì". Poi, i numeri e lo spettacolo tutto italiano. (Dico, ve li immaginate con gli occhi, gli onorevoli di altri paesi europei che s'azzuffano in parlamento?).E se la matematica non è un'opinione, c'è chi, con eleganza e savoir-faire, va sotto per la terza volta. E dico terza. C'è, però,da sperare che non si replichi il walzer. Ascesa al colle, chiacchierata accomodante col Presidente e, riaffidamento dell'incarico con le conseguenti conzultazioni che ne derivano. Questa è farsa, commedia dell'arte. E poi, l'ho sempre detto: L'accanimento terapeutico è un flop in politica. Ed allora meglio mettersi l'anima in pace. E guardare avanti, per quanto possibile.
Fatti del giorno
venerdì, gennaio 18
scaglie di cinema
 
Due su tutti. Se ne è andato in silenzio Ugo Pirro. Come in silenzio, ha sempre lavorato. Perchè, il cinema non è solo dato dalla luce dei riflettori. Il cinema più bello è quello sognato, scritto e pensato. Due suoi film, su tutti. I migliori del cinema d'impegno politico della calda stagione degli anni settanta. Era un cinema scomodo, il suo. Che stuzzicava i cambiamenti sociologici di un italia in continuo fermento.Sono passato dal sito del Corriere, ma della sua morte, ancora nulla. Sono andato nel sito dell'Ansa, qualcosa ho trovato. Peccato che se lo ricodino ancora in pochi. Ma questo, è il destino dei migliori sceneggiatori. Morire all'ombra dei registi e degli attori con cui ha collaborato. Fellini, Rossellini, Visconti, oltre che Elio Petri, ad esempio. Ma, nel mio piccolo, un ricordo di Pirro però, ce l'avrò per sempre. Sono solo scaglie di cinema, che se ne vanno eppure rimangono lì, per sempre, impresse nella pellicola, o in un dvd. E la possibilità del poterle rivedere, queste scaglie, placa la mia nostalgia di cinema
Fatto del giorno
Ugo Pirro
mercoledì, gennaio 16
riassunto delle puntate precedenti.
Mica perchè. Vai a Roma e La Sapienza ti chiude la porta in faccia. Vai a Ceppaloni, e ti arriva un'avviso di garanzia che, per garanzia dell'amore, rimbalza a Roma e fa tremare il transatlantico. Fedro, quello che cantava gli umili e bacchettava gi onnipotenti, insegna ancora. Di Galileo, della fede, della scienza laica e della libertà di pensiero ed espressione, ormai se ne parla solo in termini di rivoluzione mediatica. E dunque, Copernicana. E allora scappi di nuovo.Vai a Milano e il ticket all'ingresso ti blocca l'auto. Cazzo - dici con il tuo francesismo insito - allora me scappo ancora una volta. Al sud. Si, campa cavallo. Vai a Napoli e la monnezza ti sommerge. Mica perchè. Adesso capisco perchè tutta questa agitazione in italia. Non è il 68, per fortuna. C'è solo il tempo per la raccolta differenziata. Delle stronzate. però.
martedì, gennaio 15
dove sono (più) i liberali?
Che fine hanno fatto i liberali? Quel che non mi spiego è perchè, tutto sto trambusto messo ad opera da questi quattro tromboni che, una volta, si battevano per il confronto delle idee e la circolazione del libero pensiero?Ed ora? Non riconoscono neppure Voltaire, e la sua massima. E più si dicono democratici e laici - libera chiesa in libera univesità, bla bla bla, direbbero i nostri - e più si dimenticano di quell'articoluzzo n.21 della costituzione. Che fine hanno fatto, i liberali? Non erano questi liberali? Qualche dubbio mi viene. Eppure davanti ad una tonaca istituzionale, s'impauriscono. Dagli, dagli all'untore. Il bubbone cattolico, va debellato. Però, che ardire, questi nuovi monarchici del pensiero unico, travestiti da democratici e salvatori della cultura secolarizzata e relativista. Talmente liberali, "qvesti ciovani"(detto alla tedesca) che finiscono pure in contraddizione con le loro stesse idee. Bla bla, bla amen.
Fatto del giorno
lunedì, gennaio 14
coi miei tre libri sotto braccio
(che vuoi che sia?)
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Mughini versus Ratzinger. Il giornalista contro il Professore e,Papa della chiesa cattolica. Giampiero, Joseph passando però attraverso i racconti di reportage di Tony Capuozzo, vice direttore del Tg5. Tre personaggi diversi tra loro. Che non hanno nulla in comune fuorchè, che scrivono libri. Che io leggo. Che me li trovo davanti e, non posso che fermarci un'occhio su quei libri. Adios, proprio iei sera ho terminato l'ultimo libro di Capuozzo. Il suo viaggio attraverso i sogni perduti di una generazione. La sua antica militanza in Lotta Continua, il suo imbarcarsi in nave perchè voleva fa fortuna come marinaio. E poi, il suo lavoro di reporter, incontrato quasi per caso in Nicaragua. Poi Cuba e poi, l'italia. Il suo lavoro di cronista instancabile, e talvolta critico al punto giusto. Come quando a Genova, in quel luglio caldo, decise di essere dalla parte della polizia. Quando quel manipolo di teppisti attaccarno la furgonetta. Dalla parte della polizia, dalla parte scomoda. Come anche fu per Pasolini, anni addietro. Un libro, che vuoi che sia? Racconti di vita e di viaggi. Di pensieri e di trasfomazioni. Racconti, muse, eroi e tragedie di un'avventura che ha cambiato il mondo. Come anche quella Sex Revolution di Giampiero Mughini che mi accingerò a piegarci l'occhio e, leggere. Libri, appunto. Distanti tra loro. Ma non del tutto. Visto anche che, in questo caso l'elogio maggiore è dato alla porommpenza sessuale delle femmine che ha così creato l'attuale rivoluzione che si è poi dipanata nel mondo della comunicazione, della pubblicità e di quella società civile che, andando oltre alla "terza elementare" - tanto per utilizzare il colorito linguaggio di Mughini - si è secolarizzata al culto dell'immagine. E - visto da occhi più profetici e meno dissacratori - "relativizzata". Ebbene, da questi occhi, da questo sentire la vita impregnata dal mistero della fede, ho capito che forse qualcosa da non buttare via ancora ce l'ho per le ossa. Una chiacchierata spassionata, che vuoi che sia? Mi dice lui, che ha scritto la sua tesi su un libro storico di Hans Jonas, "Il concetto di Dio dopo Auschwitz". Si parla, fiolsofia. Indica col dito la sua libreria. Cade il suo dito sul "Gesù di Nazaret" di Benedetto XVI. Due copie sulla scrivania. Vuoi leggerlo? Te lo regalo, che vuoi che sia?. No, dai mi imbarazzo. Dai, leggi, approfondisci. Lo spirito non ha prezzo anche se c'è di mezzo mastercard. Poi fammi sapere. Però, che persona che è questa. Tante volte la vita ti sorprende. Ma poi pensi che basta fare un passo in avanti, per poter incontrare qualcuno e camminare insieme. O magari per poter imboccare il giusto sentiero. Coi miei tre libri sotto braccio - uno diverso dall'altro - , coi miei piedi, con le mie scarpe Cesare Paciotti, of course, forse sarà pure più leggero camminare, non so. So solo che devo leggere, camminare,vivere.
mercoledì, gennaio 09
di vent8 ce ne'è uno
perchè di nove gennaio c'è n'è solo uno all'anno. Perchè in questo giorno sento sempre crescere in me la saggezza di un gradino. Perchè, Dorian Gray ha ragione quando rimpiange la tela accarezzandosi la ruga che gli solca la faccia. Perchè, un anno in più, fa sempre pensare che se non c'è più tempo di pensare, qualcosa è cambiato. O forse, è da cambiare. Ma bisogna sbrigarsi col tempo. Dopo il nove, c'è il dieci. Dopo gennaio, viene febbraio e così via. Perchè l'unico segreto per camminare bene nella vita credo sia "camminare". Oltre che indossare un bel paio di scarpe.Fare esperienza e, non aver paura di sporcarsi le mani. Tanto c'è sempre chi ce l'ha più spoche di te. Guardare la luna, tenendo d'occhio però, anche il dito. Perchè sulla strada, tenere la marcia, è una cosa importante.

ed allora - come disse Wody Allen - Provaci ancora, Sam!
mercoledì, gennaio 02
buongiorno notte

(ovvero: quando a Firenze ho riempito cartelle di sogni)
C'è che ci siamo ancora. Ed è già una notizia. Col vecchio anno si chiudono capitoli. Col nuovo, se ne riaprono di nuovi, immagino. Ed anche questa è una notizia. E sul crinale dell'anno vecchio a cavallo con quello novo, lì per lì, non è che ci capisci un granchè. Sarà stato il treno, o il viaggio sull'eurostar. Gli abiti da sera dei viaggiatori, quasi dimenticati, sullo scompartimento, sopra le loro teste. Saranno state le luci di via del Corso, i marocchini che vendono borse tarocche per strada - gucci and prada - of coure, ma quella canzone triste come me, ce l'avevo sempre in mente. Firenze, la cosa che amavo di più è stata l'aria. Ma anche ponte vecchio di notte con le saracinesche di legno abbassate. L'allegria delle ragazze scosciate e dirette al ballo che ti tagliano la strada. Perchè, chi arde d'amore, il freddo non lo sente.Mai. E poi, Il cesso del mc donald's sempre aperto per una pisciata veloce e via. Nella sera dell'ultimo dell'anno tutto è concesso. Anche un pasto frugale al rossopomodoro, la catena di ristoranti in puro stile napoletano. Cosa c'è alla Fortezza da Basso?Una festa. No, anzi due. Una tecno, l'altra più varia. Meglio l'altra. Dicono che alla festa tecno si stia riempiendo di giovincelli, stile brufolazzi. E noi, che i brufolazzi l'abbiam schiacchiati da tempo, ripieghiamo per l'altra festa. Euri trentacincque. Uno sballo per uno come me che si è fatto solo un Angelo Azzurro là dentro. Ovvero, una bicchierata di spirito. Ma il vero umorismo è arrivato col ballo. Unico imperativo, provarci. Prima lo struscio poi, l'approccio al ritmo del classico unz unz discotecaro. Che bel vestitino. Come ti dona. No grazie, sono fidanzata. Cosa cosa? Mica te l'ho chiesto. L'impotante è che hai fatto l'esame del quinto. L'hai fatto l'esame del quinto?Si. Meno male. Quei tubini d'abito che fanno scoppiare le forme,sono sempre uno specchietto per le allodole. E prova che ti prova, riesce pure di incontrare tre ragazze di napoli. Una chiacchierata spensierata, un ballo e via. Niente fiorentina con o senza osso a Firenze. A Ric scappa pure il lemon. Evvai, i fumi dell'ultimo dell'anno danno alla testa. Ballata e fuga a casa. Cinqe di mattina con cappuccio caldo. Dormire in un letto che non si conosce, fa una strana sensazione. Come di un comodino che non conosco. Appoggiare la testa al cuscino e vedere le foto alla parete di una persona, lei, che non conosco. Mai vista. Eppur conosco, attraveso le mie letture. Che sono pure le sue letture. Dostoevsky, Kerouac o le foto di quel senigalliese fotografo, Giacomelli. Molta letteratura russa, mais oui. E poi, la crema corpo vicino ai racconti di Kafka. O i libri nel frigo e la chitarra appesa alla parete vicino al frullatore. Per non palare delle cornici vuote appoggiate al cavalletto e le tele pitturate a mano. Come le riproduzioni dei quadri di Man Ray.Tutto che parla di una persona che non c'è, quando c'è solo attraverso i libri che legge, o le sue foto o, i suoi appunti sparsi sulla scrivania. E tra i libri, anche quello sulla fotogafia di Roland Barthes, "La camera chiara".l L'occhio curioso, l'occhio che scruta. Certo che, non potevo credere che le stanze, i luoghi, possano raccontare così bene delle persone che le vivono. Come a dire che, a volte, la letteratura supera la realtà e la fantasia. Insomma alle cinque, ancora non prendevo sonno in quella casa, tra questi miei pensieri. Impregnato da un odore della stanza che non era il mio. Eppure sentivo vicino. Come qualcosa che m'appartiene. Buongiorno notte, Firenze è sempre Firenze. Ma non c'è più nessuno che mi parli un pò di lei. Clik, la luce si spegne sul comodino. Buongiorno notte, un altro anno è appena iniziato.
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