|
sabato, dicembre 22
dove si va dove
(sai, scrivere una lettera non è mai stato facile)
Sai, scriverti una lettera . Non è una cosa facile. Sai, mi sento così fragile. Le bombe non ti ascoltano
Ma...questa guerra non mi cambierà, mai. Dove si va, come si fa a stringere la vita, intanto fuori scoppia la notte. Dove si va, come si fa. Se vivere da queste parti è come tirare a sorte. Sai, il tempo è scivolato via
Ma non è stato tutto inutile Io, saprò vederti crescere. È una promessa che non mancherò e poi, ancora un altro giorno nascerà. Per noi, noi. Dove si va, come si fa a stringere la vita, Intanto fuori scoppia la notte.
Dove si va, come si fa. Se vivere da queste parti è come tirare a sorte. E non riesco più a sorprendermi.
E la pazzia che danza intorno a me. E penso che dovrei difendermi. Ma è più difficile combattere, se il pianto di una madre no, non può salvare la notte. La notte. Dove si va, come si fa a stringere la vita,
Intanto fuori scoppia la notte. Dove si va, come si fa. Se vivere da queste parti è come tirare a sorte.
Sai, scrivere una lettera non è mai stato facile
Auguri per un sereno Natale, per le strade che ci incrociano. E quelle che ci dividono.
maredinverno
lunedì, dicembre 17
primaneve

(ovvero: nostalgia d'inverno, con dentro il fuoco)
lunedì, dicembre 10
gli editti bulgari continuano

o son tutti berluscones a La7 (ma non credo),
o qualche problema questo signore ce l'ha.
Ma con quella sua satira senza bon ton, deve restare solo a casa.
Fatto del giorno
giovedì, dicembre 06
ipse dixit:
"Se tutto è sotto controllo, non significa che stai correndo abbastanza" - Giulio Andreotti
Fatto del giorno
Scricchiola o non scricchiola? Scricchiola, scricchiola.
martedì, dicembre 04
Vangelo secondo Ferrara:

(ovvero: se il giornalismo non è quello delle ipotesi, che giornalismo è?)
Mi raccomando: con Giuliano siate professionali. Fate domande da professionisti. Don Vinicio, va giù dritto quando guarda la platea che sa, di essere per la maggioranza, non vicina alle attuali posizioni di Ferrara. Epperò, l'incontro è interessante. Incontrare un "elefantino"-come lui si firma nel suo giornale - vuol dire incontrare uno che ne sa di cose. Che ne ha fatta passare di acqua sotto ai suoi ponti. Comunista prima, ricorda Don Vinicio - liberale e socialdemocratico poi ed, infine cattolico liberale. Ateo-cristiano, per dirla con un'espressione coloita che fa tanto Fallaci.Tema dell'incontro: il pensieo unico del giornalismo. "Il dittatore": Piatto ricco, mi ci ficco. Si accende la prima sigaretta, poi la seconda, poi la terza e così via. Quanto cazzo fuma Ferrara? Parla Giuliano, s'interroga sulla sua storia personale ed intellettuale. Sulla sua professione dice che, se nel giornalismo, non ci metti delle ipotesi, il racconto dei fatti diventa una cosa piatta, defome.Giusto, giustissimo. Se una omologazione esiste, se la tendenza della tivvù è quella di creare un mondo artificiale e parallelo, il giornalismo vero - quello che Ferrara chiama il "giornalismo di tendenza" - dovrebbe non ripetere ciò che gli editori vorrebbero leggere sui loro rispettivi giornali. Un giornalismo che non sia pret- a-porter , sempre per dirla con Ferrara, esige che il racconto dei fatti venga trattato in modo diverso rispetto al loro diverso peso specifico. Perchè, nel collettivizzare l'interesse (e la mobosità dell'informazione), non si dovrebbe mai esageare. In un momento di ironica autocelebrazione, dice che quando venne nelle Marche pe il pellegrinaggio mariano da Maceata a Loreto, qualcuno l'ha chiamato Frate Indovino. Certo è che, qualcosa l'ha pure indovinata. Come quando quella mattina scrisse sul Foglio della vittoria in america di Bush. Nessuno, eccetto lui, con certo anticipo aveva scrtitta sta cosa sui giornali. E lui, modesto: "Io dirigo un giornale. Mica ho tempo di raccogliere informazioni". Grande Ferrara. E poi, la situazione italiana. Il controllo pubblico, dice che in italia è meno autorevole. L'italia, che è figlia del censis. Muore la pima, nasce la seconda. Ma la repubblica poco s'è mossa. Oggi siamo ad un bipolarismo delle coalizioni, precisa. Un bipolaismo coatto che ora si guarda allo specchio come il CaW. Questa strana coppia che si guarda e pare pure che si ama. O fose no. E' solo un'immaginazione, una proiezione del mondo del possibile, una ricerca della perfezione estetica della politica. Un senso di riceca, certo. Come quello che ha contraddistinto la sua vita. Dice Ferrara che dai suoi ex-compagni viene consideato un traditore. Ma lui, che è un Signore, ci ride su del suo attuale status berluscones. Ora però, qualcuno che mi vuole bene c'è. Forse perchè- dice - in questa ricerca che è la mia vita - a me è andata bene. E questo, in pochi me lo perdona - chiosa sardonico. Quando lasciò il patito comunista (suo padre fu direttore de L'Unità) disse che si mise a stiudiare filosofia.Era il senso di ricerca che lo guidava. Quel senso che oggi mette nel suo giornale. Come quando sabato ha osato pubblicare l'ultima enciclica del Professor Ratzinger. Parola per parola. "Il fatto è" - precisa Ferrara - "che, non essendomi stata donata una fomazione cattolica, sono uno alla ricerca". La ricerca che, è anche corposa, nella sua attività di giornalista. Ne è convinto: non esiste la sacralità della notizia. Dare spazio alle ipotesi, ridurre il giornalismo della pubblicità. Come Il Foglio fa. Se è vero che i giornali dicono la verità - se la ride Ferrara - io, non la dico. Geniale, no? E poi. La necessità del giornalismo di attingere ad una divesità delle fonti. No ai giornali carrozzoni, quelli che fanno attività di gregariato di partito. "Il mio" - prosegue Ferrara - "è un giornale severo, tignoso, senza foto e scritto a nove colonne". Uno stimolo continuo all'aprofondimento, alla riflessione. Ironico e corrosivo. Maldestro e poco inglese nello spirito.
Fatto del giorno
|
|