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giovedì, novembre 29
sotto i cieli de Roma

Fidelio, sotto i cieli de Roma. Come quasi ‘na pennellata de colore acceso de n’quadro de Rothko. Restare imbambolati, appena prima dello scatto dentro quella Hall9000 di kubrickiana memoria. Nessuna odissea nello spazio, sotto i cieli de Roma. Solo la realtà filtrata dalla scrittura e dalle emozioni. Piazza Fiume, Corso Italia, Viale Mazzini e poi. I cieli de Roma. E poi gli odori, er puzzo de Roma, miscela esplosiva tra l’esalazione dello smog delle auto e la fragranza dei sanpietrini sudaticci appena sopra la metro. A Piazza Esedra, due passi da Via Nazionale, anche un marocchino ha in bocca quella canzone di Venditti sui famosi “sette colli”. Però, quanto sei bbbella Roma. Oltre che la sera, anche dè gggiorno. Perché, al di là della sua millenaria storia, la vera Roma respira delle piccole storie che s’intrecciano. Degli sguardi, di quelle battute scambiate velocemente e poi, addio, ognuno per la sua strada. E chi s’è visto, s’è visto. Alla stazione Tiburtina, ci si può conoscere pure al cesso. Se i bisogni sò bisogni, uno basta che chiede dove sia il bagno, per attaccare bottone sotto i cieli de Roma. Quanti cieli a Roma. Quante Rome sotto il cielo. A Montecitoio un giornalista di Sky, in diretta dal vivo, informa che Prodi ha chiesto la fiducia al governo sulla rifoma dello wealfare. Ed il governo (con le frange estreme accaldate), malvolentieri, glie l'ha data. In attesa del fotografo dominicano – quello sì che è un Signore - m’assetto vicino a ‘na vecchia barbona che si beve la sua coca-cola. E’ mala usanza in certi posti come nelle stazioni, lo so. Però, dovevo aspettare. E poi, la vecchia, non mi sembrava pericolosa. E la panchina era sola e, da riempire. Avevo solo l’occhio un po’ più vigile del solito. Sfoglio Libero, al solito, come ogni mattina. Appena sotto Il Foglio. Quando poi, la vecchia vedendomi in un ghigno soddisfatto post-lettura di un articolo di Giampiero Mughini a favore di Celentano mi fa: ma Libero è di destra o di sinistra? Dal suo sguardo, capisco che con la testa, non ci sta neppure molto. Faccio il pesce in barile, glisso: mah.. è un giornale come tanti. E lei: ma è di destra o di sinistra? Vedi, ad esempio – continua la vecchia pazza – La Repubblica è di sinistra. E Libero? Allora stringo i denti: destra, destra. E lei: Fascista? Ma che razza di discorsi sono questi, mi viene da pensare. La Repubblica può permettersi di essere reputata di sinistra (non comunista) e, Libero è un giornale fascista??Mi spiace, mia cara vecchia pazza ma, io non ci sto. Quante storie sotto i cieli de Roma. Come quel giovane carramba che, davanti al carrettino dei libri usati, è intento a solfeggiare tra le mani, una vecchia partitura di Faccetta Nera. Quanti cieli. Ma ndò sta Piazza Trasimeno? Boh, prendi l’ottantotto e scendi a Trieste. Prima della fermata, in bus, scatta la discussione. ‘Na vorta, quand’ero ggiovane – sbotta un vecchietto seduto – nun se chiamava piazza Trasimeno. C’era l’avvocato, tal dei tali. E ‘natro vecchietto, replica: ma no, nun è vero, c’è stato sempre e liceo Giulio Cesare. La polemica divampa tra il sorriso mio e di una giovincella che mi è accanto. Er liceo Giulio Cesare, in effetti, c’è ancora, sotto i cieli de Roma. E all’una, quando son passato di li, faceva tanto tre metri sopra il cielo. E mentre sgattaiolavo verso la meta tra le regazzine che uscivano da scuola, mi sono ricordato, che forse ciò che oggi mi manca è un lucchetto da agganciare a Ponte Milvio. ‘Na pennellata de colore, per dirla sempre con Rothko – che da misura, proporzione e dimensione, all’individuo. Che è poi il tema dello sdoppiamento dello stesso. Quando un io, diventa noi. Come quando – per dirla con Kubrick mentre girava le sue immagini in soggettiva, steadycam alla mano – se è una cosa di cui si può scrivere, o pensare, se ne può pure fare un film.
Fatto del giorno - Le Mostre
martedì, novembre 27
La situazione
La situazione politica, non è buona. La situazione economica - l'ha detto TPS, con quelle bellissime tasse - non è buona. La situazione del mio lavandino, non è buona. La situazione di Prodi, non è buona, è comica. La situazione internazionale, non è buona. La situazione del pecariato diffuso, non è buona. La situazione sessuale, non è buona. La situazione dei laureati, flessibili, non è buona. La situazione di mia sorella (che non ho), non è buona. Non è buona neanche la situazione dei miei capelli. Le situazioni. La situazione della destra, non è buona. Bau bau, s'azzannano a vicenda.Ma anche la situazione del centro e quella di Mastella, non sono buone. La situazione de La Voce delle Marche, non è buona. Situazioni, attimi di scoramento in puro stile Celentano.La situazione della cementificazione selvaggia, non è buona. E neanche la situazione della Via Gluck, sembra buona. Angelucci, editore di Libero e de Il Riformista, sembra voglia acquistare pure la poprietà dell'Unità. Il Manifesto, naviga a vista. Panorama è diventato illeggilibe, ad eccezion fatta dell'arcitaliano dalla rossa barba Ferrara Giuliano. La situazione editoriale, non è buona. La situazione della mia gatta chiusa in garage, non è buona. Ingrassa. Per non parlare della cagna Camilla. Con tre zampe e mezzo, la sua situazione non è certo buona. La situazione di chi attende una telefonata per un colloquio di lavoro, non è buona. La situazione di chi si trova tra i denti - di punto in bianco -un mezzo bacio milanese a bollino rosso, non è buona. Bisognerebbe cambiarle, 'ste situazioni. Almeno per dire che una situazione è cambiata. Che ci vediamo diversi, perchè qualcosa, in noi, s' modificato. Ci vuole la tigna. E la perseveranza di chi va avanti a testa bassa. E chissà, dopo la puntata di ieri sera, se la siuazione economica del portafoglio di Celentano, non sia buona?Non sarà stata buona la situazione degli ascolti, dell'auditel a Rai 1?Non credo che non.
Fatto del giorno
sabato, novembre 24
pomeriggi divini
"Ma ciò che 'l segno che parlar mi fece, fatto avea prima e poi era fatturo per lo regno mortal ch'a lui soggiace, diventa in apparenza poco e scuro,se in mano al terzo Cesare si mira con l'occhio chiaro e con affetto puro; ché la viva giustizia che mi spira, li concedette, in mano a quel ch'io dico, gloria di far vendetta a la sua ira. Or qui t'ammira in ciò ch'io ti replìco: poscia con Tito a far vendetta corse de la vendetta del peccato antico"
Dante speaks
martedì, novembre 20
Se la Casa crolla
(con due o tre cose certe)

Parmi di udire un botto. Poso i miei occhiali sopra quel libro.Oddio, la Casa crolla. Ma che crolla? E' solo sciogliemento di un partito, diamine.Questa sì, che è una rivoluzione politicointellettuale alla rovescia. Questa vostra destra all'acqua di rose, non è più la mia destra. O meglio, se il male peggiore, era quello di stare col Cav, quello migliore era quello di liquidare il suo partito plastico. Siamo alla soluzione finale? Alla frutta? O alla follia? Non so.Una cosa è certa. Lui, bandana in testa, va pazzo per quel libro sull'elogio della follia di Erasmo da Rotterdam. Un colpo di testa, questo sciogliemento. O forse, il fatto dell'impazienza adolescenziale di guadare oltre la punta del suo naso. Marketing politico, populismo in salsa azzurra, potrebbero sbottare i più cattivi.E pensare, che settant'anni lui, li ha pure suonati. Ma la sua giovinezza è trabordante. Sembra quasi che strizzi l'occhio dall'altra parte. Una sorta di strabismo di Wenere, con la W di Walter. Ma qualche altra cosa è certa. Aveva pure ragione Feltri quando, da Vespa, disse: Forza Italia è un partito leninista al suo interno. Militarizzato. E tutta la destra a bacchettare il direttore. Se così non fosse, perchè allora questo sciogliemento come neve al sole? Intanto rimane il prolema di una leadership a destra che, tolto, Lui, pochi riescono a giocarsi la partita. Intanto, con Fini ed Alemanno che schiaffeggiano, siamo oramai alla boxe. Il fatto è che in pentola, qualcosa bolle, di sicuro. Ora pensano pure di fare le primarie sul nome di questa nuova "cosa belusconiana". E sarà l'apoteosi della democrazia - direbbe Pietrangelo Buttafuoco. Ma anche - direbbe Crozza travestito da W. - l'inizio di una nuova stagione politica. Ma 'dde che? - direbbero a Roma - se l'età media dei nostri politici si livella agli anta abbondanti e comodi? Se un governo, come quello attuale, si regge sui sette pannoloni anzichè sui sette colli? Insomma, questa rivoluzione alla rovescia mi sembra solo un'operazione estetica. Tiri la pelle solo per non veder le rughe. Ed intanto, riprendo gli occhiali, i gionali scrivono, le radio parlano mentre, si ha sempre più la senzazione di essere ad un punto di svolta che, mai arriva.
Fatto del giorno
venerdì, novembre 09
milano, baciata e fuga


Mentre io arrivavo a Milano, Enzo Biagi, da Milano se ne andava. Sul binario 13. Attesa. Io col Foglio sotto braccio. Lei, col Foglio in borsa. Attesa. Tra gli orari del treno e quelli delle lezioni, la macchina fotografica. Se ti dimentichi questa borsa – le dico – sei una donna persa. Sorriso. Perché il sorriso fa bene, avvicina, lega. Vuoi una Fischerman’s Friends? Anche se non credo molto al fattore friends tra noi, accetto. E’ che siamo politicamente scorretti – le dico io pensando alla pubblicità delle caramelle stampata proprio sul Foglio. Politicamente scorretti. Io per un verso, lei per un altro. Sulle scalinate della metro non mi riesce proprio tenere la destra, che ci debbo fare. Come non mi riesce camminarle alla sua destra. O passeggiarci con lei alla mia sinistra, che poi è la stessa cosa. Però Milano, il fatto di essere perfetti sconosciuti, in una città in cui le persone s’accalcano e s’affollano di corsa dietro ai tram, aiuta. Ciao, ciao debbo scappare, treno è in partenza. Un soffio e lo sportellone chiude i battenti. Ma come? Il regalo. Aspetta, tieni. Un mezzo bacio, mezzo. In bocca al lupo. Come in bocca al lupo? No, non intendevo la fortuna ma, la bocca. La mia bocca ha sfiorato le sue labbra, sveglia coglione, dacci dentro. I mezzi baci fanno male, molto male. E David La Chapelle, lo sa bene che sono i corpi a parlare. Lui che li fotografa nudi e turgidi, lo sa. Sarà stata la mostra galeotta, saranno stati i suoi occhi. O le persone che sfettucciano nella metro canticchiando “Bella Ciao”, di corsa. Sarà stato il suschi bar all’ultimo piano de La Rinascente coi piatti che ti scorrevano sotto al naso. Sarà stato il pranzo al Cinese, il gelato fritto finale, avanti, non temere, come mi diceva. E chissà come finirà. E’ che il cuore batte e pare che ora sia scomparsa, peccato. Sarà stato Ric e l’amica denominata San Pellegrino perché – si dice - spesso dedita allo stappo. Ma stavolta, la nebbia di Milano non m’ha colpito affatto
venerdì, novembre 02

Caldarola, Marche, Italia: nostalgie d'autunno
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