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martedì, ottobre 23
rosso Trevi

rosso emergenza
Dagli, dagli al tintore. A Graziano Cecchini, è andata meglio dell'untore di manzoniana memoria. E come in un perfetto ribaltamento della notizia, la Fontana di Trevi rossa non fa più scandalo. Anzi, fa trendy. Anzi, ora fa molto Warhol. Vacci a capire: ma i misteri gaudiosi dell'informazione hanno spesso il potere, prima di bacchettare e poi, di riabilitare. E più bacchetta e più, riabilita. Ieri Sgarbi al TG1, disse che il gesto "anarchico" di Cecchini, nulla ha a che fare con l'arte. E fare una tale azione, senza la richiesta ufficiale e senza autorizzazione, è da combattere perchè, è una cosa abusiva quella di tingere dirosso l'acqua della Fontana. Ed oggi, invece, tutti a favore. Ennio Morricone, Oliviero Toscani. Si parla di idea geniale. Una volta sulla Fontana di Trevi c'era Anitona con le sue fome corpulente che si bagnava, c'era Mastroianni che l'abbraccciava questa venere bionda degli anni sessanta. Poi nel millenovecento62, Totò voleva venderla al miglior offerente, questa fontana di Trevi. Ricordate "Totò Truffa '62". E poi, ci ritornò Scola con Fellini e Manfredi sulla fontana. Giravano quel film magistrale degli anni settanta: C'eravamo tanto amati. Poi, la storia recente di quella donna in là con gli anni, desnuda con peli in bella mostra proprio dentro la Fontana. Quante ne ha viste questa Fontana. Ed oggi tinta pure di rosso. Rosso sangue? Rosso comunista? Macchè. Rosso di emegenza - dichiara Cecchini al Tg1. C'è una emergenza, dice. E questa emergenza è la Roma dimenticata. Quella che non è illuminata dalle paillet veltroniane della festa del cinema. La Roma da ricostruire, risistemare. E vengono pure scomodati Filippo Tommaso Marinetti. Eppure Umberto Boccioni. Una Balla? No, Balla no. Però, di sicuo c'è del futurismo in tutto ciò. Una volta c'era la destra e la sinistra. Oggi la politica è divenuta una e trina. Destra, sinistra e futuristi. Futuristi o avanguardisti della politica che si scioglie nell'arte come Graziano Cecchini, l'ultimo idolo della stampa nazionale. Un movimento intellettualoide, certo, è quello degli Avanguardisti. Un movimento che si incontra nei cafè - con una effe tiene a precisare - . Un movimento, una provocazione, certo. Che però fa riflettere sul modo in cui la politica riflette su se stessa e sulla sua incisività decisionale. E se incisività decisionale viene a mancare, ecco la provocazione, l'azione, l'acqua rossa che non ha scalfito neppure un pezzetto del marmo della fontana. Un modo cerebrale, di sicuro, cervellotico che però, può anche essere l'incentivo per concretizzare qualcosa in più ispetto a quello che già si sta facendo.
Fatto del giorno
mercoledì, ottobre 17
Nel centro della discordia: c'è un aria, c'è un aria

(che mi manca l'aria)
Si, si. Questa è da raccontare. C'è un piccolo paese aggrappato alla collina. Tra i dolci lineamenti delle Marche. Lo chiamano Montegranaro. Una volta, durante l'epoca romana, era il granaio d'Italia. Poi le chiochiere, quei sandali fatti a mano,poi i primi prototipi delle scarpe. Poi le scarpe, mastice, tomaia e guardolo attorno la suola. Un paesino medievaleggiante. Un centro storico da far invidia gli avventurieri che qui, vi passano,acquistano e se ne vanno. I centri storici, i borghi, si sa, debbono essere mantenuti e curati. Perchè tra le sue viuzze, negli anni, se ne sono trovati tanti di personaggi che le hanno animate. Come Frate Serafino, un cappuccino umile. O come, più recente, Giovanni Conti, vice presidente della Assemblea Costituente Italiana.Tanto per fare qualche nome. Eppure, queste viuzze, queste stradine che ruotano a molla attorno alla piazza, ad oggi, non sono messe come Dio comanda. Ci sono luoghi dimenticati a Montegranaro. Come la Chiesa di San Filippo e Giacomo, che nessuno più (o uno sparuto nugolo di persone) reclama. C'è quel ex Mattatoio comunale, divenuto perfetto magazzino comunale con ancora annessi secchi tappati dalle budella di animali fatti fuori. Che nessuno reclama. C'è l'ex asilo, divenuto ricettacolo di sporcizia e giri loschi. C'è. Ci sono le mura pericolanti nelle vie adiacenti che danno fuori le mura. C'è il centro storico, abitato, per lo più da gente con accento magrebino. Quelli che ascoltano Kaled nelle auto sgangherate di terza mano che smarmittano a più non posso. E ci sono anche quelli del luogo, quelli del posto o, delle associazioni culturali cittadine che si sono fatti coraggio, si sono armati di macchina fotografica ed hanno scattatato. Sono entrati in questi luoghi ed hanno documentato, clik dopo clik. E scatta che ti scatta, c'è scattata una mostra fotografica che, di scatto, ha fatto pure scattare i nervi agli amministratori locali. Primo fra tutti il sindaco che, mezzo stampa, ha tuonato: chi viha dato l'autorizzazione ad entrare nei luoghi comunali? Io vi denuncio tutti!. E s'è creata la notizia. Tutti ora parlano del centro storico. Anche chi nel centro storico ci vive. Anche le associazioni. Tutti a favore di questo movimento popolare e civile. Benvenga, dico. Benvenga un discorso civile e politico. Politico dico, in senso stretto. Poi, intanto, cerco altre informazioni. Parlo con quelli dell'associazione che hanno organizzato la mostra, leggo i loro blog. Mi dico: questi fanno sul serio. Si saranno buttati sull'agone della polica cittadina a corpo morto. Macchè. Col distacco professionale, che fa tanto inglese, sempre nei loro blog leggo: La mostra fotografica esposta ha provocato alcune reazioni, anche dure, da parte dell'attuale amministrazione comunale. Di seguito alcuni articoli, in ordine cronologico, tratti dal corriere adriatico. E seguono poi i link degli articoli. Ma va, mi dico. Non può essere che questi fanno ancora finta che la politica sia, da loro, lontana anni luce. Ce l'hanno sotto il naso e fanno finta di niente, si sorprendono per le reazioni che creano nelle istituzioni locali. E' come lanciare un sasso e negarsi la mano. Impossibile. E' paura della politica? E' l'effetto vedo/non vedo, mi butto/non mi butto nella politica partitante?Suvvia, se c'è da corciarsi le maniche, non si fa mica peccato. Però manifestarlo forse, rende più chiara la favola. E comunque, come cantava Gaber, a Montegranaro, ad oggi, "c'è un aria, c'è un'aria, che manca l'aria"
domenica, ottobre 14
VotAntonio
Certo è che non volevo neppure trattare di questa mascherata stile democratico che sono le Primarie. Però, le grandi manovre del nostro CapoComico mi inducono a stare sulla notizia. Perchè uno poi si chiede come fa, certa gente, a fidarsi di un Premier della Nazione Italiana che, si mette in fila nella coda sbagliata. C'è del comico e del grottesco in tutto ciò, certo. Apposta da, estremo credente dell'inutilità delle Primarie, dico: Viva Mario Adinolfi. Blogger di professione che di politica non c'ha mai capito nulla. Così da fare meno danni possibili. Anche se so che, per la vittoria della dirigenza del Pd, il fattore W, conta più di ogni altra decisione. E col fattore W, credetemi, il teatrino della politica, diventerà ancor più divertente. E sarà un vero e proprio spettacolo nazionale.
Fatto del giorno
domenica, ottobre 07
una domenica di carta
.Carta, carta. Al bar della galleria non riuscivo a scollarle gli occhi di dosso, da quella sua procace scollatura. Sode e marmoree, all'ora del caffè, certo. Poi una sigaretta, due per la precisione. Con quella voce da cartone animato, sembrava proprio uscita dalla matita di Crepax. Anche senza il caschetto che, tanto fa, Valentina, nel senso del fumetto. La carta, appunto, dopo una breve passeggiata al molo, assorto tra il rumore del mare. Carta dappertutto in fiera. Cartoline, stampe antiche, locandine di vecchi film. Tutto ciò che fa carta, editoria, comunicazione. Brouchure di aziende tipogafiche, litografie artigiane. Bigliettini da visita di case editoriali tra le vignette di Altan da un lato e Vauro, dall'altro. Oddio, sono circondato. E poi, vecchi libri, appunti scritti col pennino datati milleottocento61, data dell'unità d'Italia. E tra i libri, una vecchia edizione di "La Pelle" di Curzio Malaparte. Ed il romanzetto da cui Bertolucci trasse il suo film, "Ultimo tango a parigi". E poi. E poi, da appassionato di libri vecchi, perchè è l'odore della carta che mi stimola (e l'idea fisica di un libro da sfogliare), ho beccato anche "Il vestito di carta" e "Rio dei pensieri", due racconti di Nantas Salvalaggio. Si lui, Salvalaggio, una delle attuali firme del quotidiano Libero. Salvalaggio, prima ancora di diventare gionalista, quando era uno scrittore veneziano, puro sangue. Carta, su carta. Bigliettini da visita, maschere di cartapesta e laboratori per bambini. Una domenica di carta, tra la carta. Quella che che poi stava tirando su dalla bacinella d'acqua, un inglese barbuto dalla barba bianca che parlava. Parlava una "lingua non so che". E metre parlava, mentre tirava su la carta dalla bacinella per farla asciugare, cantava una nenia. Sempre la stessa. Cartacanta, verrebbe da dire. E' solo il fascino della carta,questo. Perchè poi, a pensarci bene, tutto passa dalla carta. Dai biglietti d'auguri, ai messaggi d'amore. Dalla carta stampata alle litografie, fino alle storie delle Winx presenti con il loro stand della Rainbow che le disegnano. La carta ed ancora di più. Come il fantastico documentario sulle ultime "pesciarole" di Civitanova Marche, trovato nello stand della Mediateca delle Marche. Perchè la carta è anche l'immagine di un tempo che è andato e che, però, si ingiallisce e rimane. Trascitto. Prima col pennino ed ora stampato attraverso stampanti ad alta difinizione di pixel. Come quella massima trovata sulla copertina del documentario: "Meio de pesce che d'oio santo".
CartaCanta 2007
venerdì, ottobre 05
malinconia d'ottobre (anche se non ho nessuno da dimenticare)
Malinconia d'ottobre, per tutto quello che non ho. Un cane passa, piscia e ride e aspetta insieme a me. Il tram di mezzanotte che han cancellato o non c'è più. Adesso chiedo al cane sì, al cane se, se mi porta lui da te. "Dimenticami, cancellami, tienimi fuori da te, convinciti, rassegnati: questa storia non c'è!". La mia anima nel vaso da una crepa vola via, va a cercare la sua ombra che, seduta, è rimasta sulle scale di casa tua. Un ladro di passaggio con una certa cortesia mi chiede: "hai del fumo?" "si, del fuoco, si". E dopo il furto scappa via."Rassegnati, rilassati e non pensare più a lei, abituati, prova a convincerti che non c'è solo lei". Nel centro di Lisbona, seduta al tavolo di un bar, c'è la statua di Pessoa che sembra li proprio per me. "L'amore è mentitore, quando è finito non lo sai ma com'è bello il suo dolore, lo capisci se ce l'hai". Lucio D.
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