agenda di fine estate 1/
(in tre movimenti)

(foto dell'estate: il rigattiere di Mondaino)
Un cappuccio e un cornetto alla crema, grazie. Mentre il sole s’alza, solo poche sparute persone in giro per il lungomare. Chi a piedi, chi in bici come me. Pescatori che rientrano, sistemano il pescato, aggiustano qualche euro per la prima consegna del pesce. La vita, a quest’ora, è tutta qui. Al mercato ittico, alla pescheria proprio davanti al molo. Mentre il vento settembrino ti taglia la testa. Quel venticello che frigge a pelo dell’acqua. Ma il mare di fine agosto è un mare silenzioso, nostalgico. Perché, alla fine, ti ricorda quello che è stato. Un’estate di semi vacanza, dico io. Semi. Perché c’è stato il lavoro, perché c’è stato il riposo e, perché c’è stato anche qualche viaggetto. Trip, lo chiamano gli inglesi. L’uscita “mordi e fuggi” fuori porta. Quello che parti la mattina e ritorni la sera. O quello che parti alla sera e ritorni a notte inoltrata (o ai primi albeggi del giorno, dipende dall’approccio). Insomma, la mia estate la posso cantare con tre movimenti. Tre giri di valzer. Il primo quello alla scoperta di una città, a me prima sconosciuta. Offida, nel cuore dell’ascolano. Ophis, scrivevano i latini, serpente. Perché leggenda vuole che in questa cittadina sguinzagliata tra i monti come un serpente nell’ora della siesta, è proprio un serpente d’oro, aureo, ad esserci seppellito. Ma qui non ci sono solo serpenti (e manguste, accennando ad una lettura ironica a sfondo sessuale, data da una guida turistica duante la visita del teatro). Ci saranno pure manguste ma, quello che più affascina di questo posto è vedere le vecchiette lavorare al tombolo proprio davanti casa. Sedute davanti al portone di casa aperto. Sentire, ascoltare la musica dei fuselli, le bacchette in legno che, intrecciando il filo del merletto, rintoccano ad un ritmo quasi musicale. Offida, la città del merletto a tombolo. Ma anche la città del carnevale. La città de “lu bove fent”. Quel fantoccio istabile che, a carnevale gira per piazza del Popolo guidato da qualche giovine che, per affrontare il freddo, svinazza un po’ di più del solito. Che poi arrivi qualche ambulanza in più da Ascoli o San Benedetto, questa è un’altra storia di tredicenni allegri, tanto per riutilizzare il gergo dell’anziana guida turistica del teatro. Una città sopita a ferragosto. Pochi turisti in giro, tanti gli anziani appennicati davanti ai bar che chiacchierano de Prode e de Bbeluscone, come dicono qui, in stretto dialetto ascolano. Città senza tempo. Quasi che il tempo si sia fermato qui. Un po’ come nel secondo mio movimento a Mondaino. Un passo da Tavullia ed uno da Marciano di Romagna, che già si sentiva tra i monti il rombo del Valentino evasore del fisco. C’era il Palio del Daino il 19 agosto. Un paesetto della Romagna arroccato in collina di soli millequattrocento anime. Merlettato dalle mura medievali che, per l’occasione, delimitano quel teatro a scena aperta in cui si celebra appunto il medioevo. Le sue arti, i suoi mestieri ed i suoi vezzi. Tutti vestiti in stile col Saio (oddio si scrive così?) marrone quasi monacale. Che poi sentire uno di questi che, in ghingheri da cameriere, sbotta un “Porca Madosca” perchè gli si rovescia un piatto di polenta, certo è che ti ci viene pure da ridergli in faccia. Però qua, nel paese delle fisarmoniche è così. Sono tutti un po’ passionari. Me lo dice pure un vecchietto arzillo che mi si presenta dicendo di chiamarsi Casadei. Come quello dell’orchestra. Dice che, da ragazzo prima di entrare a lavorare nel mondo delle fisarmoniche, ha fatto la guerra in Romania. E della sua vita ha scritto un libro di memorie che ha poi donato ai suoi figli. Perché qui a Mondaino, nell’età della pensione in qualche modo bisogna pur investire il tempo in qualche arte. E qui, c’è pure chi colleziona cianfrusaglie. Come quel rigattiere che, col vezzo dell’hobby per il ferro e l’acciaio, ha riempito il suo garage. Ma tra il ferro, una vecchia fisarmonica polverosa appesa al soffitto, non manca mai. E poi. Il terzo movimento. Quello che mi ha condotto a Senigallia in compagnia di una scollatura eburnea mozzafiato, fino al Summer Jamboree. Tra le ragazze in acconciature anni cinquanta con occhialoni vintage. Come vintage erano i loro vestitini a pois e le loro ballerine ai piedi mentre ballavano al ritmo del rock and roll. Mentre attorno c’erano solo chopper, quei manubri di moto che tanto fanno america con bandana al collo e giubbo in pelle. Quei manubri in libertà che tanto fanno memoria cinematografica stile Easy Ryder. Piazza del Duca piena,


