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martedì, novembre 28
B
Questo è un atto di partigianeria dichiarata e manifesta. Ho avuto anch'io un soffio al cuore. Quell'uomo, alla veneranda età di settant'anni, è comunque un'innovatore. Uno che pensa oltre. E senza di lui, ad oggi, non riesco a pensare un modo diverso di affrontare le grandi questioni. Un innovatore sia nello stile che, nel linguaggio. Ricordo perfettamente le parole della mia Prof, quando mi raccontò della volta che lo vide in ascensore, nella sua azienda a Milano 2. Era il 1994. Gli chiese: perchè scende in politica? E lui: è un dovere. Ma anche quei ricordi di un passionario incallito. A metà anni ottanta, quando era lui direttamente a capo della sua azienda, sempre la mia prof mi diceva che chiamava i suoi dipendenti a qualsiasi ora della notte o del giorno. Aveva un'idea, doveva concretizzarla. E chiamava il suo staff. E' così che si deve fare, in tutte le cose. E quelle immagini viste in tv dello svenimento in diretta, m'hanno fatto riflettere ancor di più sul senso del dialogo sempre più stretto tra la vita politica degli uomini politici e la loro vita privata. O meglio, quella loro parte più intima che però, resta comunque illuminata dai riflettori mediatici. Tra il pubblio ed il privato vittime nei loro teatrini e nei loro salotti. Loro che li hanno costruiti. A loro che gli ci prendono pure una sincope lì davanti. Il limite tra tra il pubblico e quello che non, davanti al teleschermo tende a + infinito. O meno infinito, fate voi. Il gran spettacolo della vita (spesso pubblica) e della morte (altrettanto pubblica, pare) è già cominciato. Basta accomodarsi lì davanti armati di telecomando in mano e restare a guardare
martedì, novembre 21
Il matricidio di Paolo

Di che colore indossava il golfino Paolo?Verde. Ma va, come la speranza. I golfini arancio, azzurro pastello ma anche rosso fuoco sono la sua mania. Il suo principale medium di comunicazione. Abbandonate le vesti del dottore dietro al lettino del paziente, Crepet, ormai va di conferenza in conferenza. Parla e straparla, bla bla. L'altra sera era al mio paesello, in teatro per una conferenza sull'adolescenza. E, vista la mia assenza, mi dicono che l'abbia menata grossa al mondo globalizzato degli Amici e delle Marie de Filippe che invadono i teleschermi. Il pericolo televisivo, l'allarme rosso per il giovane. E giù scoscianti applausi di madri. Oddio mi dico. Proprio lui, a fare questa predicozza anti televisiva?Proprio lui che da mamma tv ha avuto i natali? Chi era prima Crepet?Nessuno. Anzi uno pscicologo dei tanti che sgobbano nel suo studio. E poi, il momento di celebrità arriva pure per lui. Un pò anche come Morelli passando proprio attraverso il suo adesso "odiato" cavo. Al diavolo lettini e pazienti, il futuro è quello del "tv opinion leader". Così da poter entrare nelle case degli italiani. Peggio di Berlusconi. Questa è la via giusta per sbarcare il lunario. E allora. Quale predicozza, caro Paolo?A sentirti parlare di queste cose pare vedere un figlio col coltello in mano che sta gozzando la propria madre. Altro che comunicazione, questo è un matricidio.
giovedì, novembre 16

"Dobbiamo alla memoria ogni nostra ricchezza spirituale, ma anche una prova umiliante della nostra meschinità di individui. Allorchè cambiamo residenza, allorché ci allontaniamo da un luogo dove siamo vissuti per anni, non importa quanto felici o infelici, allorché cessiamo di frequentare un certo ambiente e certe determinate persone, accade che cominciamo a serbare, di quel luogo, di quell’ambiente, di quelle persone, un ricordo immobile e chiuso dentro di noi, che riproduce la realtà da cui ci siamo staccati, ma che la riproduce come era all’epoca in cui ce ne siamo staccati. E’ un’immagine che resta viva in noi ma che, per sé, intanto muore: mentre la realtà vera, cui quell’immagine continua a riferirsi, ha ripreso subito, per conto proprio, a vivere e a modificarsi, presentando via via, somiglianze sempre minori con il nostro ricordo, e finendo presto, al primo ritorno, al primo sopralluogo, col diventare irriconoscibile. Nel nostro egoismo, allora, reagiamo dispettosamente. In principio, quasi non crediamo ai nostri occhi. Poi, la nostra ostinazione prende altre forme: disprezziamo tutto ciò che di nuovo è stato fatto durante la nostra assenza, fatto come se noi fossimo morti, e che, quindi, ha per noi qualcosa di repugnante e di funebre, anche se, esattamente al contrario, è la manifestazione stessa della vita"
da "L’attore"
di Mario Soldati
giornalista, scrittore, cineasta
17 novembre duemila6:
a cento anni dalla sua nascita
giovedì, novembre 09
ossessione telecom
(cronaca semiseria di un pomeriggio passato al telefono)
Drin, driiin. Mannaggia al cesso, chi è che rompe?Drinnn.Pronto. Casa B....? Yes, of course. Sono Lucia. Lucia chi? Lucia della Telecom Italia. Chi utilizza internet in casa? Volevamo sapere se le interessa. Alice, di Telecom Italia.Alice chi? Quella del paese delle meraviglie? O quella della "linea" grandi forme e dalla pubblicità a gogò? Che palle.Non ci interessa. Come ve lo devo dire in aramaico? No,grazie. Ma, ma. No.Alice, no.Click. Un ora dopo. Drinnn,drinn. Sono Gloria, non quella della frutta di Benigni ma, quella della Telecom. Volevo sapere se. Niente se, nessun ma. Alice Free,no. Grazie. Si ma. No,no. Clik. La pazienza sta per terminare. Altra ora dopo, altra telefonata. Sono... Bastaaaa, per favore. Questa impiastra di Alice non la voglio!Cumprì? Cosa cazzo volete da questa casa. Mezza giornata, tre telefonate. L'ossessione Telecom scorre sul filo. Per non parlare del fatto che due mesi fa, dopo dinieghi su dinieghi da parte nostra, Alice Free ce l'avevano attivata comunque. Mio padre, su tutte le ire poi, prese carta e penna e gli scrisse a questa Telecom, dicendo che, non avendo richiesto nulla, il servizio doveva immediatamente essere disattivato. Impresa fatua, si penserà. E chi ti risponderà mai?Sbagliato. La Telecom rispose dispiaciuta. Spiacenti per quello che è successo, ci impegneremo a disattivare tutto e, cosa buona e giusta, le assicuriamo che non le telefoneremo più per le nostre proposte commerciali, ci disse. Ci disse. Passato. Oggi, nel presente, la realtà è altra cosa. Ed il passato non vale più una cippa. Scurdammece 'u passat.
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