settanta
Ho deciso di dedicargli un post a Shel. Bisogna saper perdere, come la canzone. Il pensiero ritorna in questo periodo.A Recanati era immerso nel verde di un'anfiteatro improvvisato, il suo concerto. Intimo, intimista come la sua erre ancora floscia e dal sapore anglosassone che, con trent'anni e più di vita in italia, non ha corretto. La sua chitarra, il suo essere menestrello sul palco. E la sua musica, il rock e gli anni 70. Se tanta musica scorre nelle mie vene, se, ieri sera, qualche brivido, metre la fisarmonica suonava lo accompagnava l'ho avuta, è gragie a lui. A Schel. Non è certo della mia generazione anagrafica, certo. Ma è della mia generazione mentale e filosofica, Shel. Il suo ribellarsi, la sua libertà, il suo stile. La sua musica, i Rocks ed il rock. Il suo accento americano in un periodo in cui è proprio l'America a non andar più di moda. Perchè, a volte, non è importante la moda ma, sono importanti i pensieri. Fuori dalle correnti. Unica nota stonata la sua maglietta del Che, all'uscita dal camerino. Ma cosa volete che vi dica? Non tutte le ciambelle escono coi buchi. E se uno pensa che, da qualche anno, Shel stesso è il direttore artistico di una manifestazione che si chiama "Recanati ForEver" e che,nello stesso tempo, viene caldeggiata da un'amministrazione comunale di centrodestra, i pensieri si scompigliano. Ed è questo il bello. Grande Shel, continua così. A pugni chiusi è la pioggia che va ed il sereno che ritorna.
con te
con...... te

