
"L'alpinismo è l'arte di percorrere le montagne affrontando i massimi pericoli con la massima prudenza. Viene qui chiamata arte la realizzazione di un sapere in un'azione.
Non si può restare sempre sulle vette, bisogna ridiscendere. Ache pro, allora?Ecco: l'alto conosce il basso, il basso non conosce l'alto. Salendo devi prendere sempre nota delle difficoltà del tuo cammino; finchè sali puoi vederle. Nella discesa non le vedrai più, ma saprai che ci sono se le avrai osservate bene.Si sale,si vede. Si ridiscende, non si vede più; ma si è visto. Esiste un arte di dirigersi nelle regioni più basse per mezzo del ricordo di quello che si è visto quando si era più in alto. Quando non è più possibile vedere, almeno è possibile sapere."
Brano tratto da: "Il monte analogo" di René Daumal
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Caro Adriano,a dirti la verità, sento una mancanza pazzesca della tua rubrica "Dopo Tutto" che, fino a prima d'ammalarti, tenevi sul settimanale Panorama. Quelle pillole di filosofia che istillavi, ora una pagina vuota. Ed al tuo posto Forattini e la sua vignetta. Era un'inno settimanale alla libertà intellettuale, quella pagina. Le tue riflessioni, i tuoi pensieri, il tuo volare alto oltre le sbarre fredde del carcere pisano, la tua libertà.La lucidità del pensiero, caro Adriano.La libertà di un uomo non si misura dalla voglia di imporre sè stessi strillando ai quattro venti la propria innocenza. Libero è chi, come te, lavorando silenziosamente non disconosce la propria storia fatta di passioni e di debolezze. E chi non vive di passioni o di debolezze non potrà mai dirsi "uomo".Grazie Adriano.
Fatto del giorno
Sofri su Pasolini
termini
le mani, il volto, una cravatta allentata sul collo.Una valigia ed un bacio appassionato mentre il trans di turno, truccatissimo, entra nel cesso dei maschi. Sembra che tutto termini a Termini.Nervosi, in attesa di un treno che parta. Un distacco s'avvicina. Due procaci seni traballano. Un passo svelto. E' la morettona di turno che si guarda in giro per vedere, farsi vedere. Il tedesco in brache di camicia che studia la cartina e gira e rigira. Per fortuna che siamo a Roma. Roma, quella procace di Fellini. Roma, la città eterna che tutto fagogita e tutto trasforma. Termini e la sua storia, le sue storie che si intrecciano, sguardi che si allacciano e si perdono nel giro dell'attimo.Storie che si incrociano e svaniscono davanti ad un piatto fumante di pennette alla puttanesca. Ammazza come mangiano la pasta i cinesi a Termini! Maccherone, te me provochi, io te distruggo. Me te magno!Ammh! Un concetrato di carne, Termini. Gente che va, gente che viene. E tu, nessuno, sei lì immobile ad aspettare. Ognuno va dove gli pare mordendo il gusto dell'esperienza, come ricorda Max Gazzè. Chissà quante storie si celano dietro a tutte queste persone talmente diverse tanto da avere una, ed un unica cosa in comune con gli altri? Termini appunto. Quali potrebbero essere i termini di riferimento di queste persone che si incontrano in questo affascinante non-luogo?Quali le loro storie? Quali i loro viaggi? Una curiosità mi viene. Intanto il treno ha fischiato. Di nuovo.