maredinverno

   "Se c'è un luogo al mondo,in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. E' tempo. Tempo che passa. E basta". A.Baricco

 



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martedì, novembre 29
 

tramonti,

rock o lenti?

accolgo la sfida lanciata dal mio compare (non "compagno") di mille (dis)avventure Paolo. Cos'è Rock, cos'è lento. Credo che, in tutte le 125milioni di cazzate sparate dal Celentano in quattro settimane, una cosa sia perfettamente azzeccata. Suddividere il mondo in Rock e Lento, è la perfetta rappresentazione (purtroppo) dei nostri tempi. Un bicameralismo perfetto del pensiero, il rosso o il nero di stendhal, l'esser con te e/o contro di te di Pasolini (ricordate le ceneri di gramsci?), i buoni o i cattivi di Vasco. Ma la lista della spesa potrebbe continuare. O si è americani o si è anti/americani, o si è no global o si è global, con tutte le conseguenze che ne conseguono. Ci siamo dimenticati i tramonti, è questo il guaio. Vediamo il giorno, vediamo la notte ma non riusciamo ad esser le "sentinelle del mattino", come ricordava il grande Karol Woityla. Ed allora continuiamo a spaccare la mela in due,tra il bene ed il male. Cos'è lento, cos'è rock? Detesto questa separazione dei poteri. Come detesto la divisione tra l'acqua e l'olio, tra destra e sinistra. Che cos'è la destra?Che cos'è la sinistra?Un pensiero, una emozione, un sentimento o un'azione, non è mai perfettamente a destra o perfettamente a sinistra. Se l'uomo, come essere perfettamente imperfetto, è dotato di capacità "critica",perchè spesso non riesce a farla funzionare questa benedetta capacità? Perche adagiarsi a gabbie che incasellano?Perchè quando il saggio indica la luna, c'è sempre uno stolto pronto ad osservar il dito? Ed allora, meglio starsene in riva al mare in de-riva, osservando tramonti.

oddio, scusate, stavolta ho perso il filo del discorso.....

postato da samu80 | novembre 29, 2005 18:24 | commenti (1)


lunedì, novembre 21
 

"Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernst Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.
Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro; che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Si avvicinò all’uomo e gli chiese: - Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?
Quello lo guardò e sorrise: - ne ho ancora sul camion, da buttare.
- Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi.
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?
Kazirra guardò. Formavano un gruppo immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se n’andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. e lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
- Signore! – grido Kazirra. – Mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole. Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irrangiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumilo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva."

I giorni perduti - dino buzzati

postato da samu80 | novembre 21, 2005 10:33 | commenti (3)


mercoledì, novembre 09
 


Andreotti attore per la "3"

scatole cinesi e teatrini della politica. Quando la politica entra nello spettacolo e viceversa. Vasi comunicanti: spettacolo e politica.Ora prova ad invertire le carte, niente da fare...ormai il risultato non cambia più. Dov'è più la politica?Dov'è più lo spettacolo? Esiste ancora un limite tra la politica e lo spettacolo? Tutto si è ormai confuso e reso ibrido. Bonolis lascia in diretta, Celentano invita Santoro e la Guzzanti si improvvisa regista al grido di Viva Zapatero...Non ci resta che piangere, diceva una volta il furbo benigni che ormai campa solo di rendita... Quando la politica si fa lenta, lo spettacolo è rock. Ma Andreotti attore non lo supera nessuno. Forza Giulio!

postato da samu80 | novembre 09, 2005 18:37 | commenti (7)


venerdì, novembre 04
 

Case di pane, riunioni di rane, vecchie che ballano nelle chadillac, muscoli d'oro, corone d'alloro
canzoni d'amore per bimbi col frack, musica seria, luce che varia, pioggia che cade, vita che scorre
cani randagi, cammelli e re magi, mi fido di te, mi fido di te, mi fido di te, mi fido di te, io mi fido di te
ehi mi fido di te,cosa sei disposto a perdere

Lampi di luce, al collo una croce, la dea dell'amore si muove nei jeans
culi e catene, assassini per bene, la radio si accende su un pezzo funky
teste fasciate, ferite curate, l'affitto del sole si paga in anticipo prego
arcobaleno, più per meno meno

forse fa male eppure mi va,di stare collegato,di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone di guardare giù, la vertigine non è
paura di cadere ma voglia di volare
mi fido di te, mi fido di te, mi fido di te
cosa sei disposto a perdere
mi fido di te, mi fido di te,io mi fido di te
cosa sei disposto a perdere

rabbia stupore la parte l'attore, dottore che sintomi ha la felicità
evoluzione il cielo in prigione, questa non è un'esercitazione
forza e coraggio, la sete il miraggio
la luna nell'altra metà, lupi in agguato il peggio è passato

forse fa male eppure mi va di stare collegato, di vivere di un fiato
di stendermi sopra al burrone di guardare giù, la vertigine non è
paura di cadere ma voglia di volare
mi fido di te, mi fido di te, mi fido di te
cosa sei disposto a perdere
eh mi fido di te,mi fido di te, mi fido di te
mi fido di te
cosa sei disposto a perdere.



postato da samu80 | novembre 04, 2005 09:26 | commenti (3)