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sabato, aprile 30
mentre tutto scorre
(testo e musica: Giuliano Sangiorgi) |
parla in fretta
e non pensar
se quel che dici
può far male
perché mai
io dovrei
fingere
di essere fragile
come tu mi (vuoi)
(vuoi)nasconderti
in silenzi
mille volte
già concessi
tanto poi
tu lo sai
riuscirei
sempre a convincermi
che tutto scorre
usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe
e dimmi ancora
quanto pesa
la tua maschera
di cera
tanto poi
tu lo sai
si scioglierà
come fosse neve al sol
mentre tutto scorre
usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe
sparami addosso
bersaglio mancato
provaci ancora
è un campo minato
quello che resta
del nostro passato
non rinnegarlo
è tempo sprecato
macchie indelebili
coprirle è reato
scagli la pietra chi è senza peccato
scagli la pietra chi è senza peccato
scagliala tu perché ho tutto sbagliato
usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe |
quando la musica incontra il cinema
Negramaro
La Febbre
dopo Elisa, con i Negramaro, Caterina Caselli fa un'altra grande scoperta
mercoledì, aprile 27
martedì, aprile 26
pensieri di carne:
notte puttana
col sonno che non viene
ancora
notte puttana
coi pensieri in testa
fottuta notte
di allucinazioni
di carne
puttana
e di voglie
puttana notte
che seduci
carne e pensieri
umana, puttana
puttana
maredinverno, duemila5emozioni
in una qualsiasi notte puttana
mercoledì, aprile 20
tutto è ormai quasi pronto. E' una settimana che proviam tutte le sere, ininterrottamente. La stanchezza si comincia a sentire ma è solo adrenalina che si sta caricando dentro. E forse questo Campanile ci è già entrato in testa. Stasera monteremo la scenografia in teatro, domani prove generali e venerdì il debutto. Un debutto importante quello di venerdì che ci vede per la prima volta, dopo tanti anni, senza il nostro mitico Maestro di palcoscenico Giulio De Rosa. L'anno scorso con "Addio Giovinezza", ci diresse per l'ultima volta. Poi la morte ed il suo occhio attento che ci osserva di lassù. E questo spettacolo lo dedicheremo a lui. A te Giulio, che non amavi a tal punto il teatro dell'assurdo fino a vincerci anche un premio (era il 1999) per il miglior attore protagonista con lo spettacolo "Le sedie" di Ionesco. Assurdo, è? Ricordi? Assurdo come lo spettacolo di Achille Campanile che metteremo in scena poidomani e che ti dedicheremo con tutto il nostro cuore.Con tutta la nostra arte e professionalità.
Radio Fermo 1
Corriere Adriatico
martedì, aprile 19
Fumata Bianca:
Habemus Papam!
Ansa
Vuoi scommettere che fanno Papa Ratzinger??
Forza Joseph!
Che una sola verità non c’è ,è gia una verità. Siamo troppo vicini a confini di fuoco, di ghiaccio, siamo carte nel vento, corriamo soltanto. Si segue poco l’istinto, chi lo sa perché. Delle volte, anzi spesso, siamo teneri e dolci, per poi prenderci a calci. Va bene giocare, basta solo evitare le mine inesplose nel cuore. Abbiam paura di stare insieme, abbiam paura di restare soli, forse tu lo sai, tu...
forse tu sai dove si va, qual è la strada, qual è la stella, forse tu sai come si fa, a prendere il volo, e la felicità mentre passa e se ne va, quando passa non si sa
Mi manca una parola, o mi rimane in gola, forse ho ancora il cuore troppo vicino alla mente, per potermi salvare, la mia polizia mentale fa ancora uso di lacrimogeni.
Anche tu lo sai, che sono un po’ lento, che ci arrivo in ritardo.
Adesso sto zitto perché è un’ora che parlo, ma come sto bene solamente con te, e questa notte non capisco perché, abbiam paura di stare insieme, abbiam paura di restare soli. Forse tu lo sai, tu...
Forse tu sai dove si va, e qual è la strada, qual’è la stella, forse tu sai come si fa, a prendere il volo e la felicità mentre passa e se ne va, quando passa non si sa
la strada e la stella - lucio dalla
sabato, aprile 16
Che casotto al Casotto
Fattoria, Fazenda e animali in libertà. Altro che programma su canale cinque. C'era una volta (quattro anni fa e c'è tuttora) un Casotto delle Libertà. C'era una volta, e c'è ancora, un Gallo spennacchiato. Un Gallo Operaio, un Gallo di razza che, col suo tipico azzento alla "Ghe penso mi", rassicurava tutti gli altri animali. Certo che la vita nel pollaio l'è dura. Battibecchi, invidie e arrivismi al mangime sono all'ordine del giorno. Però questo Gallo era proprio bravo, un grande mediatore tra i diversi linguaggi. E così, con le sue doti, quattro anni or sono coalizzò tutti gli altri animali al suo volere. Mise al suo vicariato lo struzzo slanciato, l'animale della svolta. Quello che tagliò i ponti col passato. Bello, slanciato e grande comunicatore anche lui, tutti gli animali (anche della fazione avversa al Gallo) non potevano non volergli bene.Poi chiamò la scimmietta dal bianco scudo crociato, la tartaruga pelata e occhialuta che proprio ieri ha tolto i suoi animali dal Casotto e la vecchia e ormai docile volpe nordica dalla voce rauca che ora ha perso il pelo e con sè tutta la sua verve battagliera. Stavano tutti così bene nel Casotto. Acqua e olio tutti insieme appassionatamente. Animali diversi ma uniti negli stessi intenti di dare nuovi slanci agli abitanti della campagna. Quattro anni però son lunghi e i diversi animali cominciano a stizzarsi. E nella Fazena iniziano le nomination e qualche cambio di guardia. Rimpasti, li chiamano loro. Roba da mangime, diremo noi della campagna. Intanto lo Struzzo lascia la vicepresidenza alla Tartaruga e va all'Estero. L'estate scorsa poi il Gallo spennacchiato si rinfoltisce il pelo ma gli rimane il vizio. Poi il rinnovo dei vertici nelle Fattorie regionali e la sconfitta. Gli animali son troppo diversi per stare insieme, ognumo rivendica il suo status.E iniziano i problemi. Lo struzzo impazzisce: vuole che ci sia una verifica nella Fazenda centrale. La Tartaruga ritira i suoi amici (come dicevo) dal Casotto ed il Gallo gongola ma sembra tranquillo. Iniziano i vertici. E se le tartarughe non rientrano, l'antica alleanza decade.E a breve, il povero Gallo,andrà anche a riferire della situazione al colle del Quirinale. In questo rialto campestre poi lo stesso Gallo verrà accolto dal Mastro Contadino cigliuto e governatore di tutta la campagna. E forse ci sarà un Gallo bis. La cosa però si mette male... quando ci sono troppi galli a cantar, si sa, non si fa mai giorno.
la crisi
mercoledì, aprile 13
 
quando il cinema intreccia la vita,
su, Provaci ancora Sam!
martedì, aprile 12
dicevi che dobbiamo tornare domani?Oui. Allors on apportera une bonne corde. C'est ça. Didi? Si.Non posso più andare avanti così. Sono cose che si dicono. On dit ça. E se provassimo a lasciarci?Forse le cose andrebbero meglio. Mais nous sommes liés.Li-és: legati, mani e piedi. Ma quando cazzo arriva Godot?E se ci impicchiamo?Aspetta, aspetta. On se pendra demain. Domani,domani. A meno che Godot non venga, adesso. Et s'il vient?Saremmo salvati. Allora andiamo?Wait, wait. Allora andiamo:allons enfants.I pantaloni. Come? Ton pantalon, re-lève ton pantalon! C'est vrai. - Silenzio -(si tira su i pantaloni). Allora andiamo. Andiamo.
Aspettando Beckett, restarono immobili
iniziative editoriali & nuova imprenditoria
da giornalista militante ad imprenditritce di se stessa. Giuliana Sgrena strizza l'occhio all'imprenditore Silvio Berlusconi.
Con l'uscita del suo DVD allegato al giornale, ora Giuliana Sgrena sostiene anche le casse del Manifesto. La domanda sorge spontanea: Non sarebbe forse stato meglio che i proventi dell'iniziativa fossero andati alla famiglia Calipari??
venerdì, aprile 08
totus tuus, lo confesso. Sono un inguaribile Papaboys e non me ne vergogno. E nel vedere tutta quella gente in fila, mi veniva una sola domanda. "Cosa cercate?". Cosa cercavo. In quella lunga processione semi atea, semi religiosa. Ricordo Parigi, Camps de Mars ai piedi della Torre Eiffel, Long Camps e quell’esiguo fazzoletto di terra in cui poter appoggiare il mio sacco a pelo durante quella veglia notturna celebrata dal Papa per i giovani di tutto il mondo. Ricordo Roma durante la giornata mondiale della gioventù, la veglia, Tor Vergata stracolma di giovani, la dolcezza di Elisa ed il concerto di Branduardi a San Giovanni dedicato alla figura di San Francesco. 1997 – 2000, ricordi. In fondo poi tutte quelle persone che mi erano intorno durante la fila, erano tutte persone che avevo già conosciuto. Dejà vu. Ma c’era qualcosa in più. Altrimenti uno non parte così, alla buona, dal proprio paesello per raggiungere Roma e visitare una salma senza vita. La salma di uno che, nella sua vita, ha percorso 1.162.615 chilometri, ha visitato 129 nazioni, ha fatto 2382 discorsi e che, con l’arma della fede è riuscito ad abbattere muri istituzionalmente invalicabili come quello di Berlino. O come quel granitico blocco di cristallo comunista venuto meno ad est, in quella terra così soggiogata dal regime. Lo chiamano il Papa del dialogo. Un Papa “mediologico” (nel senso McLuhniano del termine) che ha creduto fino in fondo che è il medium stesso il messaggio. Un messaggio difficile, ostile, un pugno nello stomaco per una società ormai decretata alla secolarizzata negli usi. Convivenze omosessuali, sperimentazioni embrionali, posizioni pro abortiste e via dicendo. Vincitore tra gli sconfitti. Lo ricorda così il Papa, Marcello Veneziani. E non sbaglia. “Sappiamo che la sua impronta storica e mediatica è stata potente, non la sua impronta pastorale e religiosa”– ricorda ancora Veneziani – “Giovanni Paolo II è stato un Vinto come Gesù Cristo. E tutto questo non induce ad un bilancio fallimentare. Per il Vicario di Cristo in terra, la sconfitta di Dio sul campo della storia, è una vittoria nei cuori ed in eterno, per chi crede. Ci sono sconfitte che grandeggiano assai più di oscene pacchiane vittorie”. “Quelle parole inascoltate” – incalza poi Enzo Biagi su quel fondo del Corriere. Mi sembra che nulla c’è da eccepire. Ed intanto sono qui in fila, fermo in via Corridori. La via parallela è quella di via Conciliazione e spero di arrivare prima possibile in basilica. Campa cavallo che l’erba cresce. I piedi sono indolenziti, la schiena è spezzata dallo zainetto in spalla e, immerso nel serpentone di carne umana che striscia verso la salma, non riesco più a tener il conto delle ore di fila. Poi arrivo a mezzogiorno dopo undici ore di cammino. Sembra quasi aver fatto il cammino di Santiago. Intanto il nostro caro Don Domenico è galvanizzato alla grande. Alle otto ha concelebrato una messa a San Pietro poi è rimasto in adorazione un paio d’ore davanti al corpo morto. Davanti a quel “camminatore” che per il suo ultimo grande viaggio ha deciso di indossare un paio di scarpe con la mezza piantina made in Montegranaro. Avremmo fatto malapena un paio di chilometri. Borgo Pio, Borgo Sant’Angelo, Via Corridori e Via Conciliazione ma, la stanchezza era tanta. Undici ore vissute intensamente per dire sì, che “anche io c’ero” ma, soprattutto, come ha ricordato anche Adriano Sofri su “La Repubblica”, per prendere ancor più il coraggio di dire a gran voce: “Non abbiate paura”. Per tutto questo
grazie Karol.
martedì, aprile 05
La sconfitta
Regionali 2005: 11 a 3

avanti pueblo!
Ma non è il tempo per leccarsi le ferite e piangersi addosso. Casa della Libertà, datti una mossa. Il tempo per ri-cominciare è già iniziato.
La sconfitta
sabato, aprile 02

c'è qualcosa

che non va
in tutto ciò (?)
"e tra ombre di sogni
filo l'amore con l'odio" - come ricoda saggiamente Vale.
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