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martedì, novembre 30
c'azzecca qualcosa Loredana Lecciso con Marshall McLuhan?E con Pasolini e Moravia, che c'azzecca Loredana Lecciso? Nuovi fenomeni mediatici. Il nuovo potere della televisione. Benvenuti nella Tubocatodicocrazia.Il potere della televisione che ormai crea, sforna modelli, mucche d'allevamento nelle Fattorie supervigilate da occhi vogliosi di Grandi Fratelli all'agguato.E che mucche. Però in fondo la Lecciso è proprio una bella donna. A me mi sa di primavera, di esplosioni estive nel meriggiare pallido e assorto assetato di estati calde, marinare e scollacciate. E pensare che l'ordine dei giornalisti della Puglia stanno facendo salti mortali per toglierle il patentino da giornalista.Sfacciati. La vostra censura non si arresta neppure davanti la visione di un bel corpo sinuoso. La televisione. Questo piccolo grande oggetto del desiderio. Come la Lecciso. Una volta la televisione. Una volta registrava mode, stili di vita che cambiavano, la televisione.Ci ha portato in casa la musica del jukebox, il maggio francese, le tribune politiche ingessate della prima repubblica, le ragazze che piangevano davanti al concerto dei Beatles, le loro minigonne e le loro abitudini sessuali. Ricordate il documentario "Comizi d'amore" di Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia? Ricordate i reportage sulla società che cambia del grande Ugo Gregoretti?La televisione che registra. La cassa di risonanza di un paese che cambiava. La televisione: mezzo rivoluzionario che registrava la realtà ed i suoi mutamenti. Una volta. Poi passa un pò d'acqua sotto i ponti ed arriva con tutta la sua prorompenza il fenomeno del momento: La Lecciso. E la televisione (il media, non l'apparecchio) cambia registro e, dal "registrare" passa a "creare". "Creare" fenomeni. E la Lecciso diventa un prodotto di questo nuovo utilizzo della televisione. Partecipa a qualche puntata di "Domenica In", mostra un pò di carne, qualche tetta e diventa il personaggio del momento.La realtà che diventa reality, il reality che diventa realtà e viceversa. Ambivalenza allo stato puro. La televisione da "mezzo" diviene "messaggio".Crea messaggi. Ed in questo caso: di carne. E allora ecco McLuhan e le sue tesi che si avvalorano sempre più. Come il vino che più invecchia e più diventa buono, il suo libro "Gli strumenti del comunicare", letto a distanza di trent'anni mostra ancora la sua splendente verve attuale.
Marshall McLuhan
venerdì, novembre 26
al bamba, al grillo parlante e a tutti i miei carissimi compari di viaggio
LETTERA APERTA AL COLLETTIVO "A.GRAMSCI"
ALL’UNIVERSITA’ DISTRIBUISCONO CD MASTERIZZATI
“Contro la Moratti si sciopera in pizzeria”- titolava il pezzo di Martino Cervo in un articolo di Libero di qualche settimana fa. Aule occupate, docenti che fanno lezione alla stazione e studenti in continua rivolta. L’autunno caldo è anche questo. Tutti insieme appassionatamente per combattere il “sistema” (lo chiamano loro) e per rivendicare spazi di “auto gestione e autoinformazione”. Le voglie di questi neo sessantottini del nuovo millennio passano tutte nell’ “auto”. Signore e signori, ecco a voi gli “Automi”. Persone dal linguaggio, semplice, stringato e, a volte, molto auto-referenziale. Un linguaggio che declina la sua unica forza nel rivendicare continuamente diritti. Lo studente come unica e sola fonte di diritto, mai come fonte di un dovere. Lo studente chiede, l’Università deve dare e garantire. A tutti i costi e a qualsiasi richiesta: “do ut des” in un puro (e ormai purtroppo cronico) stato di assistenzialismo. Poi, in una piccola Università come quella di Macerata, basta poco. Un Collettivo Studentesco un po’ “incazzato”, po’ di volantinaggio, qualche passaparola ed il gioco è fatto. Ecco allora i titoloni della stampa locale. “Alla protesta anche canzoni pirata”, scrive il Messaggero. La notizia è la solita solfa che rimbalza da settimane ed è farcita della nuova “processione” svoltasi domenica 21 novembre a Macerata contro il disegno di legge Moratti. Intanto da più di una settimana il “Collettivo Universitario A.Gramsci” ha di nuovo occupato la Facoltà di Filosofia per far nascere il primo “Spazio Pubblico Autogestito Macerata”: lo “SPAM”, appunto. Uno spazio di “lotta” e di “rivendicazione”. E’ la “buona occupazione” come la chiamano loro in un volantino pubblicitario, parafrasando il mitico ed ormai discusso slogan di quest’estate: “Università di Macerata: la buona educazione”. Una buona occupazione. Interessante. Incuriosito da questo anomalo volantino mi indirizzo verso la Facoltà di Filosofia ed intanto continuo la lettura. Si chiedono (copio testualmente) “spazi dove difendersi e resistere alle precarietà delle nostre esistenze, al costo sempre più elevato della cultura e della vita in generale”. Caspita, mi dico e proseguo la lettura. “In Tv e sui giornali il nostro Rettore (Dott. Roberto Sani) dice di aver creato una perfetta catena di montaggio dello studente ma, noi, diciamo no a questo sistema e ne proponiamo un altro dove chi studia non è solo soggetto passivo controllato e certificato, ma soggetto attivo e partecipe di tutti i processi di socialità e didattici presenti nella nostra Università. Visto e considerato che la riforma dall’alto (vedi Moratti) non funziona, partiamo con quella dal basso”. Bè, a questo punto la curiosità diventa insostenibile. Una capatina a Filosofia mi sembra la cosa più ovvia. Giunto in Facoltà trovo poi il caos. Caos e rumore. Uno stereo acceso, qualche quadro appeso a mo’ di mostra in un’aula sporca e dismessa ed un piccolo grumo di ragazzetti dalle barbette rivoluzionarie che aspettano l’arrivo della pizza. Perché per essere “buona” (anzi, “gustosa”), ad una “occupazione” il cibo non deve mai mancare, come all’Isola dei Famosi. Poi un ragazzo mi si avvicina. “Stiamo occupando”- mi dice – “tieni, prendi questo Cd, stiamo distribuendo Cd masterizzati, materiali video e software craccati”. Riprendo il volantino ed infatti, oltre alla distribuzione di bollettini informativi contro la legge Moratti, apprendo che lo scopo di questa occupazione è anche quello di favoreggiare la pirateria informatica in risposta ad un costo sempre più oneroso dei “saperi”. “Saperi no copyright! No Siae!”- recita lo slogan. Poi mi dicono che la sera proiettano “The Terminal” di Spielberg. Versione rigorosamente scaricata da internet. Rabbrividisco. Butto l’occhio sulla copertina del Cd che mi è stato donato. Copertina fotocopiata. “Reddito per tutti, guerra per nessuno” slogan sulla parte superiore. “Masterizza e fotocopia, la pirateria uccide il mercato, viva la pirateria!” sulla parte inferiore della copertina. Inserisco il Cd, diciannove tracce di musica rigorosamente masterizzata ed una chicca finale. Tenetevi forte. Al ritmo di musica classica, il Cd finisce con una preghiera musicata a “San Precario”, protettore di “tutti i precari della terra”. Una preghiera affinchè vengano protetti i “martiri della fotocopia e i paladini del software libero donando loro musica, prime visioni e testi gratis salvandoli, dunque, dalla vendita di editori e discografici”. Poi la preghiera termina con l’auspicio di “salvare la nostra intelligenza collettiva dalla cattura diabolica di brevetti e copyright”. Rimango allibito: siamo alla follia più totale.
Le persone “volgari” questo lo considerano “favoreggiamento alla pirateria”, loro lo considerano un semplice “atto di protesta”. E siccome noi siamo persone “popolane e volgari” non possiamo far altro che denunciare questo fatto. Ripeto. Un fatto di puro vandalismo informatico ed informativo che pone solo in cattiva luce una Università importante e dignitosa come quella di Macerata.
Considerare “normalità” quello che è successo (come hanno già fatto molte testate giornalistiche locali) vuol dire bendarsi gli occhi. E chi si benda gli occhi non fa sicuramente informazione.
Scusa Signore per i peccati di questi poveri ragazzi, perchè non sanno quello che fanno.Amen.
samuele
mercoledì, novembre 24
"Noi corriamo spensierati verso il precipizio dopo esserci messi dinanzi agli occhi qualcosa che c'impedica di vederlo". Pascal.
Non pensavo che Pascal mi potesse dare risposte. Ho letto questa frase mentre vedevo il mediometraggio "La distrazione" dell'occhialuto grande maestro del cinema italiano. Luciano Emmer, classe 1918. Ma e' la fermezza d'animo che manca. Che le manca. E allora si annaspa e ci si agita in acque non tranquille. Aggrappati all'attesa di cavalcare quell'onda che si spera arrivi il più presto possibile. En attende, Godot. Rien vas plus. Niente da fare. Ho un leggero senso di vuoto che riempie la mia testa. Ma questa volta la voglio assolutamente aspettare la sua mossa. Per ora ho spostato troppe pedine da solo. Rischio di giocare una partita col morto. E' il ragno che cuce. Nella notte.
sabato, novembre 20
delirii
Cresceranno i carciofi a mimongo? Ci sarà vita su marte? Cosa c'è oltre la collina? E al di là del mare? Al di là dell'orizzonte che "il guardo esclude"??Oltre.La vita è solo una mera questione di stimoli a cui si deve per forza rispondere?E se uno non risponde? La matematica c'entra qualcosa? C'entra con la vita? E con la Logica? E' lecito avere tutto sotto controllo?Forse sto solo chiedendo troppo. Cosa ci sarà oltre? Oltre ai suoi tanti sms che mi ha inviato, cosa cè? Cosa ci sarà nei suoi sguardi e nei suoi silenzi? Ci sarà qualcosa? Qualcos'altro? O sono solo parole scritte, soltanto parole, "parole d'amor"? Si scoprirà solo vivendo o dovrò vivere un'altra vita correggendo così gli sbagli fatti nella stessa vita precedente? Cresceranno i fiori nel deserto?
"Sotto il cielo c'è gran confusione. La situazione è eccellente" - diceva un filosofo di cui ora mi sfugge il nome.
venerdì, novembre 19
stati d'animo

si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie
(giuseppe ungaretti)
martedì, novembre 16
giri di poltrone e pedine
Rossella al Tg 5 - Calabrese a Panorama
Il valzer dei moscierini
Fedele Confalonieri sul Corriere si scatena.
Fedele. A chi?
sabato, novembre 13
il restauro della memoria
"La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni"- da "Il fiore delle mille e una notte".Sui restauri. Cannes millenovecento74. Palma d'oro al Fesival.Venezia 200quattro, Michelangelo. La notizia è di mercoledì scorso. Corriere della Sera: "Rinasce dopo 44 anni il primo film di Antonioni. "Cronaca di un amore"- che uscirà in dvd a febbraio prossimo è del millenovecentocinquanta. Progetto a cura del "Philips Morris Progetto Cinema". Il restauro della memoria e della pellicola. Pellicole. Durante la proiezione del film "Il fiore delle mille e una notte", sembrava quasi essere tornati a trent'anni fa. Il leggero fruscio della bobina che scorre, quel doppiaggio appena fuori sincrono e quelle immagini arabesche di arabe terre riarse dal sole. E Ninetto con la sua prossemica ed il suo tipico accento romano. Davoli e Citti. Franco Citti. I migliori interpreti del cinema di Pasolini.Le scenografia di Dante Ferretti con la collaborazione di Dacia Maraini. Le musiche di Ennio Morricone e il montaggio di Nino Baragli. Il restauro della memoria. Tredici novembre 200quattro. a trent'anni dalla scomparsa di Vittorio De Sica, mi piace ricordarlo sul filo della memoria come lo ricordò magistralmente Ettore Scola trent'anni fa con "C'eravamo tanto amati". Sul filo della memoria come Umberto D. Di memoria in memoria, intanto sono alla ricerca di un'altro film introvabile del regista "poliziottesco" Stelvio Massi: "Un poliziotto scomodo". Ma forse anche qui lo Zio può aiutarmi.Non c'è mai storia se uno non riconosce o se ne frega della storia. Anche nel cinema.
Ed intanto è stato anche aggiornato Unibox Cinema con il mio reportage (non ufficiale) dalla Mostra di Venezia.
venerdì, novembre 12
ma l'uomo. L'uomo e non il politico. In politica il più delle volte valgono più gli uomini che le idee. Prendete Castro, Mussolini, Lenin. Prendete Hitler. Personalità forti con un forte culto della personalità. Uomini al comando. Soli. Con le loro idee, con le loro fisse, con i loro genocidi e con le loro follie. Ma perfettamente soli. Cosa resterà della palestina senza Arafat? Cosa resterà di Cuba senza il suo Lider Maximum?In Italia dopo Piazzale Loreto, l'anarchia era di casa. L'Iraq senza Saddam è una casa vuota in cui si sparano anche tra civili.Uomini al comando. Uomini soli. Isolati nei loro bunker.Nei loro pensieri e nelle loro azioni. Ripeto: Castro Mussolini Lenin Hitler. Ma la lista della spesa potrebbe essere più lunga. Uomini chiusi in se stessi che non hanno avuto la capacità della collaborazione. Dello stare insieme, del mediare e del gestire insieme agli altri la cosa pubblica. E poi questi uomini muoiono, qualcuno si ammazza, qualche altro viene ammazzato.Muore il corpo e con esso il pensiero e l'azione. E così il vuoto. Il vuoto di un paese e del suo popolo senza più il suo capo.

E dopo Arafat, cosa resterà della Palestina?
la vita
lunedì, novembre 08

Achille Capanile, autore teatrale e critico televisivo
sulle mezze stagioni
sul tempo "saltatempo"
“Spring, summer, fall, winter… and spring”. Come il film del geniale regista coreano Kim Ki-duk. Inverno: la temperatura s’è abbassata repentinamente. La noce dietro casa ha già iniziato a perdere le sue foglie ormai ingiallite ed il maredinverno ingrossa le sue onde continuamente sospinte dal vento. D’inverno. E’ il cambio di stagione ed io, ieri, ho rimesso la docevita. Per me non esiste inverno senza dolcevita. Senza quel tepore che avvolge il collo. Di lana. D’inverno è come se si partisse per una guerra. Una guerra fredda contro il freddo. “Che vuoi” – ricorda Achille Campanile ne “L’invenzione del cavallo” – “il freddo è freddo, il caldo è caldo”. Certo. Basta guardare i servizi al Tg. D’estate si muore di caldo, d’inverno, di freddo. Che scoperta! Il fatto è che non ci sappiamo mai adattare alle situazioni, alle novità, cazzo. Non esistono più mezze stagioni – dicono da anni i meteorologi – e noi che facciamo? Tra giri di terra e di lune, tra rotazioni e rivoluzioni di tempo e di pensiero, d’inverno desideriamo l’estate e, d’estate l’inverno. E così – continua ancora Campanile – “d’inverno faccio conto che sia estate e, d’estate mi figuro che sia inverno. Così, trovo sempre la mia estate freschissima ed il mio inverno niente affatto rigido”. Chiaro, no? A dir poco, geniale. Quello che non sei, quello che non hai. Mi sembra un discorso perfettamente lineare che non fa una grinza. “Ma io non mi lamento del caldo perché sono un pensatore”- prosegue Campanile. E neppure del freddo, concludo io. Ma delle mezze stagioni. Le mezze stagioni, quelle che ho amato, quelle che detesto. C’eravamo tanto amati. Quelle insignificanti situazioni cromatiche che portano alle novità. L’impazienza per il cambiamento, ecco la malattia. Quello che non sono, quello che non ho: eccola la mia tensione. Tendere verso qualcosa: l’ideale al cospetto del reale. Ecco la spaccatura. Bruciare, voglio volare e bruciare. Bruciare tappe, passaggi intermedi, sfumature ed arrivare. Arrivare subito alla fine per poi risalire la china. Arrivare e “succhiare il dolce della vita” come ricorda Max Gazzè in una sua recente canzone. “Tre due uno” – fa il ritornello – “ via dalla strada, fate largo non ho freni, tre due uno, tieni duro, altrimenti vaffanculo”. E mentre sto in caduta libera mi vien voglia di cantare. Cantare e urlare, sudare, correre ed arrivare. Fino all’ultima goccia. A’ boute de souffle. “Fino all’ultimo respiro” come il film di Jean Luc Godard.
venerdì, novembre 05
è stata appena pubblicata l'intervista che ho fatto a Max Gazzè quest'estate.
Intervista a Max Gazzè
Io e Max durante l'intervista
(inciso) - la maggioranza silenziosa, si. Proprio quella. Prima delle rielezioni di Bush pensavo che la politica la facesse ancora i mezzi di comunicazione, gli impianti culturali ed ideologici di Michael Moore (quello di Bowling a Colombine e di Farenight 9/11) e tutto il chiacchiericcio salottiero radical chic che ha invaso in questo periodo molti mezzi di comunicazione. Tv e giornali. Per non parlare delle "pagliacciate" di piazza (non prendetevela con me ma con Veneziani che, con innegabile lucidità ha descritto con questo termine, le molte manifestazioni dei nostri cari compagni) che la nostra cara sinistra ha messo in atto per sostenere la causa del Signoor Kerry. Pensavo. Pensavo così che questo signore potesse avere la meglio e battere definitivamente il "guerrafondaio" (vi piace l'espressione?) Bush. Pensavo come avevano profetizzato, prendendo un granchio grandioso, quelli del Manifesto che hanno pubblicato a tutta pagina "Good Morning America" con la foto del "vittorioso" (?) JFK dei poveri. Ed invece. Invece la politica non la fa i mezzi di comunicazione. Ma la fa la mediazione, gli accordi, i numeri, l'Ohio, la voglia di sicurezza di un paese grande e chi è l'artefice di una linea politica determinata. Ecco la maggioranza silenziosa. La maggioranza che, nel lavoro di campagna elettorale, ha scelto il silenzio invece che i mezzi di comunicazione.Silenzio e dedizione per la realizzazione di un obiettivo che si è poi concretizzato.
martedì, novembre 02

due novembre millenovecentosettantacinque
Idroscalo - Ostia
“lo scandalo del contraddirmi, dell’essere
con te e contro di te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;
del mio paterno stato di traditore
- nel pensiero, in un’ombra d’azione -
mi so ad esso attaccato nel calore
degli istinti, dell’estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione […]
ma a che serve la luce?”
(da “Le ceneri di Gramsci”)
pierpaolo
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