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martedì, settembre 28

70 special
e Dio creò B.B.
simposio virtuale su
"stampa ed informazione"
botta e risposte
per alcune interessanti riflessioni
Botta scritta sabato dopo la smentita del legame esistente tra alcuni malviventi iracheni arrestati con la vicenda ormai interminabile delle nostre care Simone
La notizia della cattura dei rapitori delle Simone e la smentita del legame tra gli arrestati e la vicenda delle povere ragazze.Esce una pagina internet sulla decapitazione delle ragazze. La notizia non è convalidata da fonti sicure ma viene comunque messa in circolo ed il paese collassa. Qualche mese fa, credevano di aver beccato Bin Laden. Telegionali sottosopra,scalette modificate nel giro di qualche minuto e quotidiani che hanno sciorinato inchiostro. Poi il giorno dopo, la smentita.Bin Laden è ancora in giro. Chissà dove si sarà nascosto?La notizia del giorno prima era solo un gran bufala. Dieci anni fa, moriva Moana Pozzi per un male incurabile. Nel decennale dalla scomparsa, molti giornali e quotidiani nazionali hanno messo tra le loro notizie degne di rilievo, la voce di uno che dice che Moana è ancora viva. Insomma, in quale paese viviamo?Siamo veramente sicuri che il lavoro di giornalisti che ci accingeremo a fare sia un lavoro degno di merito? Può essere che continuamente vengono messe in circolo notizie senza che ci sia un controllo incrociato e preventivo con le fonti?O il giornalismo è diventato una guerra in cui vince chi la spara per primo?La cosa triste è che non ci si può più esimere di pubblicare solo notizie verificate con le fonti. Si verrebbe tagliati fuori da un mondo in cui tratta la notizia come roba da vendere tout court fregandosi della sua marca, provenienza e qualità. A che punto è la notte? ciao sam.
PS = a tutt'oggi la stampa dice che entro venerdi avremo rimpatriate le nostre Simone.
risposta 1:
Samu: il lavoro è sicuramente degno di merito, lo sono un pò meno le testate italiane e i direttori di rete. Tv in prima linea. al momento lo spazio e il giornalismo migliore lo vive la radio. lì c'è buona informazione ( http://giornalistando.splinder.com)
risposta 2:
Davvero molto interessante quest'ultimo link. Il confine tra la verità e la falsità è davvero sottile. E lo varcano continuamente cose che sono ma non si sanno e pertanto è come se non esistessero e cose che non sono ma si crede che siano.( http://pollodallevamento.splinder.com )
risposta 3:
Effettivamente è vergognoso il livello di informazione raggiunta dai media. Non si sa più se si assiste a telegiornali o a spettacoli tra la soap opera e i thriller.( http://lucafruda.splinder.com )
venerdì, settembre 24
meno1. meno uno al termine. E' stata una giornata pesantissima. L'attesa. L'attesa è una brutta bestia. Sorattutto quando non vedi l'ora d'arrivare. Guardare l'orizzonte del mare e continuare ad annaspare nell'attesa di una conclusione.Di una situazione, di un evento.Vivere in una prospettiva futura pur essendo immerso nel presente.Aspettando un Godot che forse arriverà. Comunque meno uno al termine e sono felice. Ormai rimangono le quisquiglie di qualche idonietà e dell'esamone di Logica. Ma intanto la macchina organizzativa per la tesi è già partita. Oggi ho beccato la Prof prima che partisse per Milano. Le ho raccontato le mie peregrinate ed i miei incontri per l'italia.La ricontatterò per telefono quando ritornerà nel suo amato posto di lavoro a Mediaset e la aggiornerò sulle mie nuove idee venute a Venezia.E quando le idee ci sono, non vanno fermate. Vuol dire che i vulcani sono ancora in eruzione
martedì, settembre 21
mettetedeifiorineivostricannoni. Riponete le vostre lame, togliete le bende a quei poveri cristi. E per favore, spegnete quelle telecamere che filmano sgozzamenti a gogò. Ecco vi faccio vedere come muore un italiano.Come muore Nick Berg. Come muore Enzo Baldoni, come muore il coreano e l'americano. L'odio non fa distinzione di bandiera,taglia le gole e stop.Taglia le gole,che poi sono tutte uguali.Taglia le gole e filmano, questi terroristi della nuova era. Filmano e godono nel far vedere al mondo la loro follia omicida. Una volta i terroristi mandavano lettere. Oggi si adeguano al mondo che cambia, e diventano tecnologici. Fanno filmini, li mandano alle Tv arabe e si compiacciono quando, con in braccio il fucile puntato sulla vittima, si vedono nelle Tv di tutto il mondo. Quando l'autoreferenzialità diviene malattia endemica. Che viaggia sotto pelle. Si compiacciano e godono perche sanno di essere al centro dell'attenzione. Punto nevralgico di discussione. L'area Islamita del fanatismo religioso e la loro crociata contro un mondo già democratizzato. Ecco la loro mossa. Ma a tutto c'è un limite e lo schifo ed il vomito prevalgono sulla necessità di informarmi. E così a volte capita pure che, per la nausea, non accendo neanche il televisore
sabato, settembre 18
buonanottelettura
insomma ho riapreto il blog ma qua, dopo una settimana dal ritorno all'ovile, gli impegni son cresciuti a dismisura e i Post cominciano a diradarsi. Dovrò sbobinare le interviste fatte a Venezia. Tranquilli. Niente personaggi famosissimi. Ma, interessanti, diciamo, per la mia tesi. Non attori ma coloro che sono dietro la macchina da presa. O meglio, coloro che sono davanti al grande schermo e che fanno della Critica Cinematografica un lavoro. Steve Della Casa, Claudio G.Fava ed il Pier Maria Bocchi. Tre firme interessanti nell'attuale Critica, tre esperienze diverse che poi andranno ad aggiungersi ai contatti già presi con le vecchie guardie della Critica quali quelle di Morando Morandini e Tullio Kezic.Insomma anche a Venezia ho trottato. E trottando incappavo spesso in alcune riflessioni. Al ritorno dal Festival, tra pressbook di film presentati, Ciak dails, giornaletti vari, pubblicità di altri festival e cose varie, mi sono portato a casa cinque chili di carta. Per non parlare della stampa che quotidianamente era gratuita per la sola testata del Corriere della Sera e, per un paio di giorni, anche per Il Riformista (giornale del baffino silenzioso). E se la stampa era gratuita, perche non prenderla? E così ogni sera rincasavo con sotto il braccio una foresta di cata. Ma le giornate erano piene e le proiezioni abbondavano. Il tempo a disposizione era sempre quello e capitava così che, spesso, non riuscivo a dedicar un pò di tempo alla lettura. Paradossale. In un luogo in cui tutto si tramuta in carta (proiezioni,eventi, ritardi) e pezzi scritti da leggere, non si ha il tempo da dedicare alla lettura.Paradossale. In fondo, la lettura del quotidiano è un viaggio in solitaria. Ciò che si crea tra il lettore e la sua carta è un rapporto esclusivo. Ma il giornale e la sua lettura ha bisogno di tempo. E quando il tempo va condiviso attimo per attimo, buonanotte lettura.
lunedì, settembre 13
di ritorno. Sono ancora spaccato dal viaggio. Undici giorni di Festival sono veramente massacranti. Soprattutto per il ritmo che ho sostenuto. Vedevamo in media cinque film a giorno senza contare le proiezioni di mezzanotte e oltre dedicate al cinema di genere anni settanta. Ho macinato di tutto. Chilometri di strada e di pellicole. Ore e ore davanti al grande schermo con la felicità d'aver vissuto una delle più belle esperienze di questi ultimi anni. Nei giorni del Festival poi, il Lido brulica di gente. Attori, giornalisti curiosi e passanti. Tutti insieme appassionatamente. Alle proiezioni dei film di Fernando Di Leo, Quentin Tarantino era sempre presente. Con quel suo aspetto di classico americano ingrassato dai cheeseburger si sbellicava dalle risate. Rideva Quentin e molestava la sala con quella sua grassa risata che partiva ogni qual volta gli plattter italiani degli anni settanta gli entravan in circolo. Una sola volta l'ho visto coprirsi gli occhi per la crudezza delle immagini proiettate. E' astato proprio l'altra sera durante la proiezione del film "Cannibal Holocaust" di Ruggiero Deodato. Avevo Quentin seduto nella fila davanti. Ad un certo punto quando la pellicola inizia ad insinuare continuamente sui dettagli di una tartaruga squartata, Tarantino non resiste per il voltastomaco e si copre gli occhi. Per la serie: tutto ha un limite, anche nel cinema. E pensare che, per lo stesso film, Deodato s'è fatto anche quattro mesi di galera oltre al ritiro nelle sale della sua pellicola.
Cannibal Holocaust
Mostra del Cinema di Venezia
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