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giovedì, novembre 19

"Questa necessità di essere netti, di andare fino al fondo, di essere intolleranti, è una delle cose che più sento, e più credo d'aver praticato" - Giuseppe Prezzolini
giovedì, ottobre 22
una ditata e la vita ti sorride
Tuch, tuchscreen, hi-tech. Il cellulare erogeno, il navigatore satellitare erogeno, il pc erogeno e, persino il taccuino degli appunti come anche il libro. Erogeno anche quello. Gli studiosi di comunicazione lo chiamano l'E-Book. E' la nuova frontiera sessuale della tecnologia.Una bella ditata ci soppianterà.E buona notte alla carta stampata e alle orecchie fatte sui libri mezzi letti lasciati in bella vista sul comodino.Ora arriva la bacchetta scrivente sul notebook, l'Apple, I-pod e la rivuluzione tecnologica- come scriveva un mio carissimo amico - fa passi da gnomo. E tutt'attorno sarà terreno bruciato dal tempo. E così, nei nostri uffici o nelle nostre stanze ci potremmo vantare delle nostre migliori collezioni di tecnosauri senz'anima.Come una musicassetta del concerto dei Nomadi od un vecchio long playing dei Queen. Per non parlare dei fax o di quella famosa Lettera 22 che, fu la fortuna giornalistica di quel genio che fu Indro Montanelli. Una ditata, solo una ditata e, la vita ti sorride. Tanto ormai l'ibridazione tecnologica è talmente galoppante che non si sa neppure se un cellulare possa anche chiamare, viste tutte le altre sue funzioni di contorno che ti offre il pacchetto.Ma dove vai se il bluetooth, non ce l'hai? E se non hai il BlackBarry? Poco male. Ci saranno pure altri completi eleganti pe la messa della domenica. Ma poi.Siamo sicuri che la rivoluzione della ditata, sarà una vera rivoluzione copenicana per il mondo della comunicazione? Siamo sicuri di optare per dei bei lacrimoni davanti ad una videata di un E-book, anzichè sfogliare l'odore della carta di un libro appena stampato? E che fine faranno gli operatoi culturali, le case editrici, l'Adephi? O anche i fotografi, quelli che, una volta, per stampare le pellicole ti ci mettevano due giorni e dovevi pure aspettare con impazienza il corriere espresso che te le portava - le foto - tutte belle incellophanate.Che fine faranno? Si daranno anche loro alle ditate toutcourt? Siamo proprio sicuri? Leggo e rileggo l'inchiesta di Panorama di questa settimana ma, ancora non mi capacito. Siamo proprio sicuri che non dovremmo più andare in edicola per il quotidiano mattutino? Siamo proprio sicuri che il mondo sia diventato a portata di un dito? Un dito, una palpeggiata hi-tech, che sarà mai? Coi tempi che corrono, potrei pure essere tacciato di tecnofobia.Sarò pure un nostalgico ma, talvolta è meglio evitare.
giovedì, settembre 03
Eros in gioco: Frammenti d'un discorso amoroso. Mughini versus Paciotti
Frammenti.Eppur sfebbriciante come non mai, dovevo pur passare a Civitanova Alta, in questo weekend. In gioco stavolta, c'era l'eros e i discorsi amorosi. Ma soprattutto, lui. L'intellettuale dei discorsi frammentati, eppur cadenzati tra la prossemica del personaggio ed i concetti che, a suo dire - vende - al suo pubblico.Mughini è così.Uno che non te lo manda a dire solo pechè, te lo sa dire con altre parole.Eppure te lo dice, eccome. Eros, dunque.Una conferenza in tandem con Mister Paciotti che, a Civitanova è di casa. E si parte dal logos aziendale, lo stiletto. "Dammi uno stiletto" - esordisce Mughini - "e ti solleverò il mondo".Ma poi, sulla bellezza femminile, precisa che, in fondo, non sono i tacchi che determinano la carica sessuale. E' solo il primo colpo basso della serata inferto con lo stiletto paciottiano,da Giampiero allo stesso Paciotti.Dice Mughini che, poi, la carica sessuale è data dal poco trucco,dalle scarpe basse, dall'acqua e dal sapone delle jeune filles. Dagli occhiali, dal portamento, da un'intesa di pelle, dal sorriso.E poi, via di ricordi. Di Brigitte Bardot, delle curve perfette della Valentina di Crepax e della sua alterego che, creava infedeltà solo vederla uscire dalla sua casa milanese in via De Amicis, al civico 54.E' un fiume in piena Mughini.Volteggia le braccia all'aria mentre parla. E' un dizionario di aneddoti. Racconta, di un tempo in cui non bastava essere puttanella per entrare nel magico mondo delle starlette da rototocalchi. "Oggi invece" - controbatte Paciotti - " il diavolo esiste:ed è la tv".E giù contro la De Filippi, le sue veline, i suoi velini o tronisti come dir si voglia e, i suoi programmi. "Allora" - precisa Cesare dipanando il suo filo del discorso - "tanto meglio la Carra, cazzo".Assesto un attimo il gargarozzo, mi guardo attorno.Attimo di gelo in sala. Ma no, la solita menata contro la tv, non mi va proprio di sorbirmela. In fondo la bellezza femminile più bella prosegue Mughini, è quella raccontata dagli omo.Cioè? Wharol l'ha raccontata in pieno.Eppure era gay. O anche Roland Barthes, nei suoi frammenti di un discorso amoroso. L'ha raccontata pure lui, in modo magistrale. E pure lui, non era di certo classificabile come un etero a tutti gli effetti. Unica eccezione fu Pauline Réage che nel 1954, scrisse l'Histoire d'O, uno dei capolavori della letteratura erotica del novecento.Ma era una femmina e, non era neppure "oma". E poi ancora ricordi e considerazioni, sulla sex revolution. Sulla rivoluzione dei costumi che, più della politica e delle sue battaglie, ci portiamo ancora addosso.Vivendone appieno il suo vulnus ancora intatto.Basti pensare alla fotografia d'arte di cui Mughini è un collezionista d'antico pelo.Basta pensare alla sequenza di foto, per l'epoca, mozzafiato, che ha di Angela Allegrezza, giovane ragazza di Senigallia morta giovanissima che, persino Mario Giacomelli, non volle fotografare per la tanta carica sessuale che si portava addosso.E comunque.Sull'ultima domanda, ognuno da il meglio di sè. Meglio la magrezza o la ciccia, bypassa agli intervistati, l'ottimo Erocoli intervistatore mughinato dagli occhialoni bianchi. E dopo il distiguo con l'anoressia che è altra cosa, Mughini chiosa su una magrezza che rispetta le forme. Ma Paciotti incanza subito di stiletto. "Mi ci sono venuti i capelli bianchi a studiare come una donna possa emanare in un uomo una certa dose di carica sessuale. Poi ho capito". Puntini di sospensione. "E' la magrezza del Cristo in croce".Cristo? Oddio.Cosa stai dicendo Watson?"E' una bellezza spirituale" - precisa. Si, mettiamoci pure Beatrice e la donna angelo e, frà, semo 'rriati al miglior Dantismo estetico de noantri.
martedì, maggio 12
"Dalla mia più tenera età, una freccia di dolore s'è piantata nel mio cuore.Finchè vi rimane, sono ironico. Se la si strappa, muoio" - Soren Kierkegaard
giovedì, maggio 07
tra pubblico e privato
Pubblico privato. Privato dal pubblico e, pubblicato tutto il privato. Sarà forse una questione pubblica, quella questione privata? O una mera questione privata ingigantita dal pubblico dei media? Un privato reso pubblico, ecco l'appeal. Una volta si andava dall'avvocato, a firmare tra le scartoffie. Ora , penna, calamaio in mano e cellulare alla mano, si scrive all'Ansa. Mi voglio separare da mio marito.Embè? Apriti cielo. La notizia, rimbalsa, rotola tra le arterie palpitanti della politica nostrana per poi risalire al volgo. E' la chiacchiera che è sulla bocca di tutti. Che riempie i salotti televisivi, i tavolini nei bar. Chiecchiera su chiacchiera. E loro che si fanno i dispetti. Crede a certa stampa licenziosa, tuona lui. Il Papi, va con le bimbe, risponde lei. E mica se le dicono a quattr'occhi. Se lei scrive e non si fa vedere, lui si raddrizza a tiro, cravatta Marinella al collo, e ronza da Vespa, in seconda serata. Raisponde a tono, senza neppure un minimo di sudore. Tra il privato ed il pubblico, riesce pure a parlar d'altro. Delle prime case da ridonare all'Abbruzzo distrutto. Della sua personale battaglia di uomo al fronte di una politica vittima del suo stesso teatrino. Attori e comprimari, tutti al suo seguito. Ed il privato, è solo un'estensione del pubblico.E allora giù le chiacchiere. Un grande fratello, un rifugium peccatorium tutto il vociare del volgo. E schizzano le agende setting, tutto va in prima serata. In pasto al politichese nell'eterna discussione della lotta tra l'etica politica e la morale individuale.Fuffa e ciarpame mediatico. Tutti ad predicare il loro verbo.Poi, uno spegne il pc. Stacca l'interuttore della tv. Non va in edicola a comprare il solito quotidiano e,da una sbirciata al caledario. Ah, manca meno di un mese alle prossime elezioni. Ecco il problema
lunedì, maggio 04
ciarpami mediatici
Una volta, si chiamavano gli Avvocati. Oggi si prende carta e penna e si scrive ai giornali
Fatto del giorno
martedì, aprile 21
Sulla libertà d'espressione, Vauo Santoro e d'intorni:
Piccolo Simposio dei Contrari (tra S, M e C)
S: Perchè Vauro sì e, Santoro no?
M: Perchè altrimenti in Italia si direbbe che non c'è libertà d'espressione...invece così è evidente che c'è!!! La presenza di Santoro in Rai è funzionale per evidenziare che l'informazione non è imbrigliata...o meglio...per far credere!!! Ma proprio per il fatto che, con tutti i suoi difetti, è una piccola luce che spicca rispetto al marasma dell'informazione...è un bersaglio facile da colpire e, ancor peggio, ormai sembra quasi oggetto di scherno generale...come un teatrino di autosatira!!! Purtroppo!!!
S: sulla funzionalità santoriana in rai sono perfettamente d'accordo M. Il fatto è che, personalmente, il suo stile mi inizia ad annoiare un pò. Dovrebbe un pò cambiar registro, cambiar la partitura del suo copione, usare più l'ironia per punzecchiare il potere. Se la prende troppo a petto. E' troppo un crociato serio dell'informazione. Alla fine stanca. Secondo me, solo l'ironia lo può salvare. Ma santorianamente parlando, a sta cosa, non ci credo più di tanto..:)
M: Evidentemente abbiamo opinioni molto diverse in merito. A prescindere dalla simpatia per questo o quel presentatore o giornalista, e la tua posizione ..è chiara in proposito:), io credo che Santoro ha il suo stile di fare informazione, ed essendo un giornalista che reputo serio, non può che prendere seriamente il suo lavoro...per cui lo spazio alla satira nel suo programma è affidato ai suoi ospiti. Abbiamo avuto ancora una volta conferma che in Italia la satira sui media principali è vietata...o meglio, è concessa entro ben determinati paletti...e l'ironia per punzecchiare, attaccare, bistrattare il potere è mezzo della satira e non del giornalismo. Secondo me, essendo Santoro un professionista intellettualmente onesto, nel senso che non nasconde nell'esposizione dei fatti il suo pensiero e quindi consente un'analisi critica dello spettatore, toglierlo dal servizio pubblico solo per una questione di stile è un motivo insufficiente!
C: Ammappete che tentativo di arringa :)Cmq se valutiamo quanto un giornalista "se la prendo a petto" cercando di difendere a spada tratta una sua tesi, credo che Emilio Fede dovrebbe essere senza lavoro da un bel pezzo, tanto + che la sua rete avrebbe dovuto chiudere da qualche anno.
E' vero che Santoro è alla tv pubblica e Fede no, ma citando la celeberrima frase di Voltaire" Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo", credo che una democrazia si fondi sulla libertà d'opinione, e spetti anche alla televisione pubblica il dovere di difendere questo diritto, o quanto meno di non affossarlo del tutto. Oltretutto, se nn fosse la tv pubblica a offrire questa possibilità, da chi potremmo aspettarcela?? da Mediaset???
Santoro probabilmente, come persona, nn sarà simpatico ai più, ma la sua prospettiva è dichiarata, vista anche la sua candidatura alle passate elezioni europee. Credo che nn sarebbe lui a dover perdere il posto...ma tu tutti quei giornalisti che divengono servi di questo o quel partito al potere e sacrificano la libertà e la completezza dell'informazione "sull'altare" del loro tornanconto.
Sono queste persone che contribuiscono a rendere un paese peggiore.
S: In fondo, credo che la schiena dritta, sia la chimera di molti (o quasi tutti i giornalisti). Ed allora apprezzo molto più i partigiani del loro pensiero che, pur interpretando le prorie idee, hanno sempre gli occhi aperti sul mondo che li circondano. Con la libertà e la lealtà di chi si batte per le idee e per il confronto aperto, anzichè chi si trincera dietro la proprio pensiero. Sandro Curzi, ad esempio, era uno di questi leali.Lerner è uno di questi, leale e aperto. Come Mughini e Ferrara, d'altro canto.Santoro e Fede, anche col massimo del mio impegno e rispetto, non riesco ancora a vederli tali.
giovedì, aprile 16
Figli e figliastri:
Perchè Vauro sì e Santoro no??
Cosa ripareranno stasera, ancora non si capisce.
Fatto del giorno
martedì, aprile 14
Mercatello sul Metauro (e altre storie):
dove tutto si gombie
Dio mio, quanti siamo. E come si fa? Piccola è la Lupetto, piccola è anche l'Audi. Per fortuna il furgone e la disponibilità di Roberto. Aspettate cinque minuti va', che vado a mettere i sedili al furgone. Ok, ok, awaiting. Sono solo le otto e 20 di mattina e dalla strada che, dai monti proviene, ancora nessuna carozzata in arrivo.Massi va di pieno, gasolio a gò gò. Di strada pare ce ne sia da far tanta. Un'occhio alla cartina e, l'altro alla strada. Nessuno ancora in arrivo, mannaggia a Sant'Agata. Sui 160 kilometri sembra, bisogna fare. E il problema non è mica arrivare a Fano. Il problema è poi inerpicasi per l'entroterra. Su su, per Urbania, Sant'Angelo in Vado fino ad arrivare a Mercatello sul Metauro. Dove, per la movida locale di pasquetta, a ben vedere, pare che Cristo si sia fermato ad Eboli. Ad essere precisi, non fu Cristo che qua si fermo.Bensì, il Sommo, Dante il poeta. Dice che ci sia un borgo caratteristico proprio in cima a Mercatello in cui, anni or sono, ci venne in esilio Monsier Alighieri. Citta della Pieve, vero? Aspe, aspe, qua i conti non tornano. Noi siamo nelle Marche e Città della Pieve non è in Umbria? Si ma ci confina. Si ok, però. Però cosa?Però in questa Città della Pieve non mi sembra che Dante passo. Ah, no, aspe. Guardo la cartina, guardo la strada. Per fortuna il navigatore, cribbio. Castello della Pieve nelle Marche, non Città.Siam mica scemi?Certo che il posto merita. Immersi sul cucuzzolo dispersi. Un country house isolato.Cate va di sgamo al formaggio che qua è meraviglioso. E poi, la chiesetta disadorna dalle candele di cera illuminata. La torre, il viottolo scosceso che culmina in quella qurecia secolare in cima. Odo solo augelli cantar. E noi che si scherza sul più e sul meno. Certo che però un giro a valle vale pure la pena farselo, no?Urbino, Urbania, Pian di Meleto. Na, rispondono schifati i più. Al limite ci sarebbe Borgo Pace, qua attaccato. Macchè pace, non c'è pace tra gli undici fantastici fuoriportari de noantri. Mondolfo, incalza Silvia, Mondolfo merita. Vaaa bene, oookkei. Pronti via, a scollinare giù per il crinale del Metauro.Santangelo in Vado di nuovo, Fermignano di corsa en passant come la rana del suo palio fino a Fano. Dai, prima di Mondolfo, fermamose a Fano per una passeggiata ritemprante. Anzi no, se possibile, pure una pausa cesso. Oh, no, la turca a Fano non ci voleva. Ammò, come fano? Intanto il barista in spirito autoctono, ci fa provare, una moretta. Bontà sua, mica una bella donna. Un cocktail locale di caffè misto a zucchero anice e ruhm. Dopo un'espresso lavazza, non c'è male. Vabbè che siam in viaggio però, tutto sto caffè, non farà male al cuore? In effetti ho un cratere nello stomaco e non so cosa sia, ma poco male. Meglio passeggiare, scattare foto. Perchè, le vere Marche, quelle più belle, sono quelle nascoste.Quelle che non ce le sai fino a quando non ci sbatti il muso. Vedo la piazza di Fano. E quell'ombra che, nel meriggiare pallido e assorto, taglia lì per terra la piazza in due cubi sghembi, mi fa pensare ai quadri di De Chirico.Scatto e cammino. Passeggiamo, chiacchieriamo pure, of course, tra il mercatino delle pulci gremito di gente. Ma è l'ora del ritorno verso il sud.Dai che Mondolfo, con la sua scalinata ci aspetta. Ed è l'ora del tramonto, quando in lontananza è il rossastro del mare specchiato nel sole a dominare i colori. E' un belvedere con il verde sullo sfondo, se si guarda dalla parte opposta al mare. Vabbè, di poesia ce nè pure troppa in questi luoghi magici. Eppure arriva la famina.E non possiam mica ritornare subito nelle nostre case a stomaco vuoto. Dice Corrado, prima di ave perso la pazienza tra i borghi speduti, che a Senigallia c'è un posto giusto. A tramonto fatto, a dò passi dalla rotonda sul mare, due piscitti ci attendono. E sgranocchiar vongole e pennette alla votka, m'è dolce in questo mare. Ma a secco non si mangia. Oste potace nantro vino che noi se lo bbevemo. Tre bottiglie tre di trebbiano sul Metauro, in undici commensali, scolate dun colpo. Che ci volete fare, siamo gente rustica. Che val bene una gita fuori porta. E che però, se non la si accompagna ad una bella cenetta tipica, che gita fuoriporta è? E a stomaco pieno si ritorna con pausa gratta e vinci in autogrill come di tradizione. Quando una bella giornata è trascorsa tra i sorrisi e i kilometri macinati.Quando ormai non rimane che il gusto del viaggio. Perchè alla fine è pure mezzanotte e la stanchezza si inizia a sentire quando ormai, tutto è gombiuto, come si diceva.
lunedì, aprile 06
Baci, Abbracci e, Brillantina
Baci, abrracci e brillantina. Dice che serva la continuità. La continuità nel rinnovamento.C'era una volta il paese fabbrica divenuta poi città giardino.Un teatro stracolmo. Auditori rapiti dal video del come eravamo, come siamo e some saremo. Dice pure che c'è da tenere il passo ad una squadra che, già dal novanta9, lavora bene insieme.No anzi- corregge il presidente del consiglio - dal 1980. No, anzi- correggie ancora il primo cittadino ora in scadenza ma, ricandidato in provincia - dal millenovecento75. "Sin da quando il partito socialista ebbe il suo primo rappresentante in consiglio, con la carica di vicesindaco" - precisa. E giù ricordi.Discorsi, idee.E pure progetti. Perchè, se la locomotiva cambia, il treno è sempre lo stesso. Gente che lascia, gente che arriva. Come in un ideale passaggio di testimone. Pedalare allora.Tenere il passo."Sono qui, in mezzo a voi" - esodisce il novellino. Gli occhi commossi, il sudore che scioglie la brillantina tra i capelli. Gli impegni ed i sorrisi.Applausi calorosi, mani che si spellano sulle immagini che scorrono del lavatoio risistemato. Sulla torre Zed accomagnata dal sottofondo di Bono Vox.Uno sventolio di bandierine s'alza dalla platea.Mascherine succinte, acqua, sapone e curve pericolose.E per un attimo sembra di essere piombati in america,al comizio elettorale di Obama."Berlusconi insegna:" - sussurra sardonico uno del pubblico al suo vicino - "tutte immagini, tutto virtuale". Poi le parole al candidato, le idee, il programma.Prove tecniche di campagna elettorale. "Mi è stato detto"- prosegue - "che ci servono persone di squadra. Ed io sono un gregario con manzione da capitano". Poi il turismo, il territorio e la politica degli outlet. E qualcuno parla addirittura di un romanzo. In cui un capitolo si chiude per riaprirne un'altro. Baci abbracci e brillantina, di nuovo, sul palco. Mentre fuori, il cielo è sempre più blu. Come la canzone di Rino che, sotto, scorre e chiude l'incontro. Tra tanti baci, abbracci e brillantina
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